(Spero non sia) Il solito articolo di fine anno

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Più passano gli anni e meno importanza do al fatidico scoccare della mezzanotte del 31 Dicembre, ai buoni propositi e alle riflessioni personali sull’anno che è appena passato. Il tempo, in fin dei conti, è relativo. Lo so dal mio primo capodanno in Cina e dalla sensazione di trovarmi nel futuro per quelle sei ore di fuso orario con l’Italia.

A pensarci, è stato pure curioso scoprire che secondo il calendario islamico siamo ancora nell’anno 1442. I mussulmani contano gli anni a partire da Venerdì 16 Luglio 622 del calendario Giuliano, giorno in cui il profeta Maometto compì il suo esodo dalla Mecca per arrivare a Medina.  Secondo il calendario ebraico, invece, siamo già nel 5582 ed il prossimo Rosh haShana, cioè capodanno, sarà celebrato il 25 Settembre.  In Cina ho festeggiato il primo (e spero non l’ultimo) capodanno Cinese della mia vita il 25 Gennaio 2020. Il primo Febbraio, secondo il calendario lunare cinese, entreremo invece nell’anno della Tigre.

Che sia il 1442 oppure il 5582, il tempo ed il modo che abbiamo di calcolarlo è relativo. L’unica cosa che attribuisce veramente valore al tempo è il modo in cui decidiamo di impiegarlo.

Ed è così che pure io, ormai scettica di questo tirare le somme alla fine di un altro giro completo intorno al sole, mi trovo a scrivere questo articolo. Ad essere onesta, non ho ancora conosciuto una persona che non spera sempre in un nuovo inizio alla vigilia del primo Gennaio: anche i più scettici vivono con un pizzico di magia quello scoccare degli ultimi 60 secondi del vecchio anno.  Crescendo ho anche iniziato ad abbinare la percezione del tempo alla felicità.

Mai come l’anno che mi sto per lasciare alle spalle mi sono interrogata sul significato della felicità e della sua relazione con il tempo.

Che cosa è la felicità? Non sono certo la prima a chiedermelo: Epicuro, ad esempio, la definiva  l’assenza di dolore. Secondo me, la felicità è invece l’assenza di preoccupazione. Quando ci si pre-occupa di qualcosa, si ha poca fiducia nel futuro, in noi stessi e nelle persone che ci circondano. Il preoccuparsi del futuro ci impedisce una vivere lucidamente il presente.

Seneca nel Brevitate Vitae spiega bene questo tormentato rapporto tra felicità e tempo, ed è vero che molti di noi ancora oggi perdono il giorno in attesa della notte, la notte per timore del giorno.

Questa preoccupazione per il futuro spiega anche quell’umana tentazione che abbiamo nel lasciarci cadere l’occhio sulla pagina dell’oroscopo. L’astrologia è una delle arti divinatorie più antiche, che pure essendo priva di qualsiasi fondamento scientifico, ancora oggi è presente sulla maggior parte dei quotidiani nazionali. Se ci pensiamo, da sempre l’uomo subisce il fascino dell’arte divinatoria: nella Cina antica si studiavano le fratture delle ossa oracolari bruciate su dei carboni ardenti, così come in Mesopotamia si praticava la cronomanzia, sempre con l’unico obiettivo di placare l’umana preoccupazione che abbiamo per il futuro. L’oroscopo, in fondo, è pieno di luoghi comuni che hanno un effetto placebo su di noi, proprio perché in fondo ci piace credere alla promessa di trovare la propria anima gemella nata sotto il segno dei pesci oppure di vivere un anno pieno di piacevoli novità.

Abbiamo il bisogno di sapere che il domani sarà migliore dell’oggi, specialmente in un periodo storico in cui la nostra felicità è veramente condizionata dall’incertezza dell’esito di un tampone.

Ed è così che cadiamo nei soliti buoni propositi per il 2022, e ci ripetiamo come un mantra ogni volta: il prossimo anno voglio essere migliore. In questo 2021 ho iniziato e concluso la mia esperienza nel mondo del Self Help, dai libri sulle abitudini per una vita più felice, a quelli che ti dicono come manifestare la casa dei tuoi sogni. Come si può essere grati di quello che si ha oggi se siamo in costante ansia ed attesa per la migliore versione di noi stessi del domani?

Invece di trovare la migliore versione di noi nel futuro, dovremmo imparare ad apprezzare le persone che siamo oggi.

Che strana comunque questa lotta contro il tempo imposta della società, specialmente quando ti fanno credere di non aver già più abbastanza spazio per i tuoi sogni alla soglia dei trent’anni se non sei già CEO di qualche azienda.

Seneca nel Brevitate Vitae scrive una cosa ovvia ma che spesso ci sfugge: il tempo è diviso in tre momenti, passato, presente e futuro. Di questi, il momento che stiamo vivendo è breve, quello che ancora dobbiamo vivere non è sicuro, quello che già abbiamo vissuto è certo.  Per questo è importate non perdere di vista il tragitto fatto fino ad oggi: ci definisce molto di più dell’idea di persona che vorremmo essere domani.

Non si tirano certo le somme della propria vita basandoci su un solo misero anno, ma gli errori, i piccoli successi ed anche quei momenti di totale apatia sul divano ci rendono le persone che siamo oggi, e dovremmo apprezzarci di più per quello che siamo.  

Che sia il 2022, oppure il 1442, il tempo passato in questo ultimo periodo mi ha insegnato a non riporre troppe aspettative nel futuro, ma a vivere in modo più consapevole il presente. Che si festeggi o meno, Capodanno è comunque sempre un buon motivo per stappare una bottiglia di spumante.

English version

Not the same happy new year article

The more years pass, the less importance I give to the stroke of midnight on December 31, to good intentions and personal reflections on the year that has just passed.
Time, after all, is relative. I know this from my first New Year in China and from the feeling of being in the future for those six hours of time zone with Italy.
It was also curious to discover that according to the Islamic calendar, we are still in the year 1442. Muslims count the years starting from Friday, July 16, 622 of the Julian calendar, the day on which the prophet Muhammad made his exodus from Mecca to arrive in Medina.
According to the Jewish calendar, however, we are already in 5582, and the following Rosh Hashana, that is, New Year, will be celebrated on September 25.
In China, I celebrated the first (and hopefully not the last) Chinese New Year of my life on January 25, 2020. However, on February 1, according to the Chinese lunar calendar, we will instead enter the year of the Tiger.
Whether it is 1442 or 5582, the time and how we calculate it are relative. The only thing that genuinely attaches value to time is how we decide to use it.
And that’s how, even skeptical of the classical achievements list at the end of another year, I find myself writing this article. I have not yet met a person who does not always hope for a new beginning on the eve of January 1. Even the most skeptical live with a pinch of magic that strikes of the last 60 seconds of the old year. Growing up, I also began to combine the perception of time with happiness.
Never like the year I am about to leave behind have I wondered about the meaning of happiness and its relationship with time.
What is happiness? I’m certainly not the first to ask: Epicurus, for example, called it the absence of pain. In my opinion, happiness is instead the absence of worry.
When we worry about something, we have little faith in the future, ourselves, and the people around us. Worrying about the future prevents us from living the present.
Seneca in Brevitatae Vitae explains well this tormented relationship between happiness and time, and it is true that many of us still today lose the day waiting for the night, the night for fear of the day.
This concern for the future also explains the human temptation to let our eyes fall on the horoscope page. Astrology is one of the most ancient divination arts, which, although lacking any scientific basis, is still present in most national newspapers today.
If we think about it, man has always been fascinated by the art of divination. In ancient China, the fractures of the oracular bones burned on hot coals were studied, just as in Mesopotamia, chronomancy was practiced, always with the sole aim of appeasing the human concern we have for the future. The horoscope, after all, is full of clichés that have a placebo effect on us, precisely because we like to believe in the promise of finding our soul mate born under the sign of Pisces or of living a year full of pleasant Announcements.
We need to know that tomorrow will be better than today, especially in a historical period in which our happiness is indeed conditioned by the uncertainty of the outcome of a tampon.
And that’s how we fall into the usual good resolutions for 2022, and we repeat ourselves like a mantra every time: next year, I want to be better. In 2021, I started and ended my experience with “Self Help world,” from books on habits for a happier life to those that tell you how to manifest the house of your dreams. How can we be grateful for what we have today if we are constantly anxious and waiting for the best version of ourselves tomorrow?
Instead of finding the best version of us in the future, we should learn to appreciate the people we are today.

How strange, however, this struggle against time imposed by the company, especially when they make you believe that you no longer have enough space for your dreams at the threshold of thirty if you are not already CEO of some company.
Seneca in Brevitae Vitae writes something obvious but often escapes us: time is divided into three moments, past, present, and future. Of these, the moment we live is short. The moment we still have to live is uncertain; what we have already lived is certain. For this reason, it is important not to lose sight of the journey we made to date: it defines us much more than the idea of ​​the person we would like to be tomorrow.
You certainly don’t sum up your life based on a single miserable year. Still, mistakes, small successes, and even those moments of total apathy on the sofa make us the people we are today, and we should appreciate ourselves more for who we are.

Whether we live in 2022 or 1442, the time passed in this last period has taught me not to place too many expectations in the future but to live the present more consciously.
Whether you’re celebrating or not, New Year’s Eve is always a good reason to open a bottle of Champagne.

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