La città vecchia di Jeddah

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Il nome della città di Jeddah ha la stessa radice dalla parola jadda, che significa nonna. Mi trovo nella città che ospita la tomba di Eva, la nonna di tutta l’umanità. Anche se ad oggi non è altro che un cumolo di sabbia e macerie, la tomba di Eva è stata più volte sigillata nel 1975 dalle autorità wahhabite, rappresentanti di una forma estremamente rigida di Islam, per evitare che i pellegrini vi si fermassero a pregare.

Mi trovo in una città vecchia tanto quanto l’origine del mondo, e nell’aria di Jeddah si respira ancora quello che sembra un lungo viaggio nel passato. Devo ancora capire molto della cultura e della gente di questo posto: l’Arabia Saudita, come tutto il mondo islamico è pieno di sfumature che noi occidentali non riusciamo a cogliere a causa della nostra riluttanza nel non voler abbandonare i pregiudizi. Ad oggi, dopo venti giorni qua, rileggo il primo articolo che ho scritto sull’Arabia Saudita e mi sento superficiale.

E’ interessante come non si smetta mai di imparare viaggiando, e di quanto gli abiti tipici delle persone qua adesso non mi stupiscano più come prima. In questa mia permanenza nell’Arabia Deserta, mi sono abituata al puntuale richiamo del Muezzin alla preghiera, e al sorriso genuino delle persone che ti invitano a visitare il proprio negozio offrendoti del caffè arabo. Mi piace camminare per il centro storico di Al Balad, patrimonio dell’UNESCO un po’ trascurato per la poca manutenzione. Camminare per il centro storico della città da la sensazione di tornare alle storie narrate in Le Mille e Una Notte, nonostante i numerosi e continui lavori di ristrutturazione che stanno cambiando il volto antico della città.

E’ interessante muoversi tra i vicoli di Al Balad ed osservare i venditori d’oro che ti invitano cordialmente nei loro negozi sbrilluccicanti, o le bancarelle che friggono qualsiasi cosa in pentole ormai usurate dal tempo e dal calore dell’olio. Al Balad trovi di tutto, dai tappeti, alle macellerie Halal e le persone sono gentili, a volte incuriosite di incontrare un turista occidentale che si aggira tra i negozi in cerca di incenso profumato. La strada principale di Al Balad ha cambiato completamente il suo volto, tra macerie e mattonelle nuove di zecca il centro storico oggi si sta preparando a due importanti eventi internazionali: la Formula Uno ed il Festival del Cinema. Camminando, cercando di non inciampare in cumoli di sabbia e pietre, mi chiedo come tutti i lavori in corso saranno completati prima del 6 Dicembre, data dell’inizio della Formula Uno. Le macchine comunque sfrecciano veloci a Jeddah, il traffico di questa città è una di quelle cosa che ancora stento a capire. Mi spavento ancora quando vedo le macchine sorpassare da destra e non rispettare le precedenze. Il giovedì al tramonto le larghe strade a sei corsie di Jeddah si riempiono. Durante la vigilia del Venerdì, il giorno di festa settimanale, le auto bloccate nel traffico intonano un rumoroso concerto di clacson.

E’ bello vedere le famiglie che si riuniscono a fare pic-nic sul ciglio della strada, a volte in cerca di qualche verde aiuola solitaria tra sabbia e rocce. Qua la gente si muove solo al tramonto, quando il sole smette di bruciare una terra già arida, e spesso cerca quei pochi e rari metri coperti di erba artificiale. Anche io esco in macchina sempre al calar del sole, e mi lascio ipnotizzare dal sole dei tropici, molto più grande di quello che vediamo noi in Italia. Tutto si tinge di arancio, ed osservo la città vecchia di Jeddah soffocata da un veloce e sconclusionato sviluppo. In questa caotica crescita continua, Jeddah in fondo mi somiglia un po’.

ENGLISH VERSION

The name of the city of Jeddah has the same root as the word jadda, which means grandmother. I am in the city that houses the tomb of Eve, the grandmother of all humanity. Although today it is nothing more than a heap of sand and rubble, the tomb of Eve was sealed several times in 1975 by the Wahhabi authorities, representatives of a highly rigid form of Islam, to prevent pilgrims from stopping there to pray. I am in a city as old as the origin of the world, and what feels like a long journey into the past still breathes in the air of Jeddah.

I still have to understand a lot about the culture and people of this place: Saudi Arabia, like the whole Islamic world, is full of nuances that we Westerners fail to grasp due to our reluctance to abandon prejudices. After twenty days here, I reread the first article I wrote on Saudi Arabia and feel superficial. It’s interesting how you never stop learning while traveling and how the typical clothes of the people here now no longer amaze me as before. During my stay in Arabia Deserta, I got used to the punctual call of the Muezzin to prayer and to the genuine smile of the people who invite you to visit their shop by offering you Arab coffee. I like to walk around the historic center of Al Balad, a UNESCO heritage site a bit neglected due to its low maintenance. Walking through the city’s historic center gives the sensation of returning to the stories told in The Thousand and One Nights, despite the numerous and continuous renovations that are changing the old face of the city.

It is interesting to move through the alleys of Al Balad and observe the gold sellers who cordially invite you to their glittering shops or the stalls that fry anything in pots worn by time and the heat of the oil. At Al Balad, you can find everything from carpets to Halal butchers, and the people are friendly, sometimes curious to meet a Western tourist who wanders around the shops searching for scented incense. The main street of Al Balad has completely changed its face. Amidst rubble and brand new tiles, the historic center is preparing for two important international events: Formula One and the Film Festival. Walking, trying not to trip over piles of sand and stones, I wonder how all the works in progress will be completed before December 6, the date of the start of Formula One. However, the cars whiz fast in Jeddah. The traffic in this city is one of those things that I still struggle to understand. I still get scared when I see the cars overtake from the right and not respect the right of way. On Thursdays at sunset, Jeddah’s wide six-lane streets fill up. On the eve of Friday, the weekly holiday, cars stuck in traffic play a loud horn concert.

It is nice to see families gathering for picnics by the side of the road, sometimes looking for some solitary green flower bed between sand and rocks. Here people only move at sunset, when the sun stops burning an already arid land. I also always go out when the sun goes down. I let myself be hypnotized by the sun of the tropics, much larger than what we see in Italy. Everything is tinged with orange, and I observe the old city of Jeddah suffocated by a fast and rambling development. In this chaotic growth, Jeddah is a little like me, after all.

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