L’esperienza Au Pair in Cina

au pair in cina

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Fine delle scuole superiori, adulti che ti chiedono “cosa vuoi fare adesso?” e tu sei in preda a dubbi e incertezze.

Su consiglio di alcune professoresse, dato il mio livello alto di inglese, ho cercato informazioni sulle ragazze alla pari e, incuriosita dall’esperienza, mi sono iscritta ad un sito (https://www.greataupair.com). Dopo aver selezionato i paesi che mi interessavano, ne ho aggiunti due asiatici, Cina e Corea del Sud, perché le culture dei due Paesi mi affascinavano e volevo provare a vivere in una realtà così diversa da quella a cui ero abituata. In seguito ad alcuni colloqui con famiglie europee non andati a buon fine, avevo segnalato il mio interesse per un annuncio di una famiglia cinese, ma senza avere tante speranze. Pochi giorni dopo sono stata contattata dall’agenzia e qui inizia la migliore esperienza che potessi avere appena finite le superiori. Dato che non avevo molta esperienza con bambini piccoli, l’agenzia mi ha messo in contatto con una famiglia con un figlio di 11 anni, dopo vari scambi di messaggi, abbiamo fatto una videochiamata per assicurarci di trovarci bene assieme, delineare quali sarebbero stati i miei compiti e capire le aspettative di entrambe le parti. Quando sia io che la famiglia abbiamo confermato le nostre scelte, ho iniziato a preparare tutti i documenti necessari e il visto, seguita passo a passo dall’agenzia.


A distanza di qualche mese, ero finalmente arrivata in Cina. La prima settimana sono rimasta a Shenzhen, dove ha sede l’agenzia, per iniziare il mio corso di cinese che sarebbe proseguito online, ricevere consigli su come insegnare e comportarmi con il bambino e avere un’introduzione alla cultura e usanze. Dopodiché ho preso un volo per una città vicino a Shanghai. Nantong in Cina è considerata piccola, ma per me abituata alla vita di periferia in Italia, era una vera metropoli. Sono stata accolta dalla famiglia e siamo andati a cena e a mia sorpresa, c’erano non solo parenti ma anche amici e colleghi di lavoro e sembrava una festa. Personalmente, sono stata davvero fortunata con la famiglia, mi hanno trattato fin da subito come se facessi parte della famiglia. Le mie giornate tipo erano sveglia presto per fare colazione con la famiglia e accompagnare il bambino a scuola, tempo libero fino al pomeriggio, di solito stavo con la madre o la cugina e andavamo in giro assieme, quando tornava a casa il bambino, cenavamo tutti assieme, alcuni giorni seguiva lezioni aggiuntive, lo aiutavo con i compiti e poi facevamo qualche gioco per esercitare l’inglese.

Non dovevo fare molto, a differenza delle ragazze alla pari in Europa o USA; le famiglie che richiedono ragazze alla pari in Cina sono solitamente benestanti e hanno altre persone che aiutano in casa o ci sono i nonni, o entrambi, quindi il bambino è l’unica preoccupazione. Nel mio caso, mi sono offerta di aiutare a fare alcune faccende perché mi sentivo a disagio a non fare niente, anche perché la famiglia pagava tutto, proprio tutto per me, una volta ho dovuto “litigare” con la madre per pagare un caffè. Ho trascorso Natale in Cina, e sapendo quanto adori il periodo natalizio, la famiglia ha addobbato la casa e organizzato una cena di Natale con i famigliari per farmi sentire a casa.
Considerando che la città in cui stavo era “piccola”, non c’erano stranieri e quasi nessuno parlava inglese, un punto che può essere negativo, ma mi era stato detto in precedenza e per me non era un problema. Un altro lato negativo, che si è risolto dopo un chiarimento, era il rapporto con il padre: non parlava inglese, solo lo stretto necessario, aveva un carattere un po’ irascibile e alzava spesso la voce, e quando succedeva mi sentivo a disagio e ero un po’ intimorita anche perché non capivo cosa dicesse. La madre lo ha notato e abbiamo parlato e ci siamo chiariti, il padre mi ha rassicurato che non era mai rivolto a me ma al suo lavoro e in seguito cercava di mantenere un tono più basso se ero presente anche io.


Sono rimasta con la famiglia per poco più di 8 mesi. Il mio contratto sarebbe dovuto durare un mese in più, ma a causa di alcuni imprevisti, la famiglia ha preferito che finissi prima in quanto non avrebbero potuto accompagnarmi e seguirmi visto l’improvviso cambiamento, e si sono offerti di pagare i voli e alloggi per poter viaggiare in Cina nel tempo che mi rimaneva del contratto.
Questa esperienza è qualcosa che consiglierei a tutti di fare, ho trascorso il miglior periodo che potessi mai avere dopo il diploma.

L’accoglienza, ospitalità, inclusività e gentilezza che ho ricevuto sarà qualcosa che porterò sempre con me e di cui sarò infinitamente grata. La facilità con cui sono stata accolta e fatta sentire parte della famiglia fin da subito, mi ha fatto sentire a casa, un’emozione indescrivibile che sono estremamente felice di aver vissuto.


ENGLISH VERSION

EXPERIENCE AU PAIR IN CHINA

The end of high school, the dreadful question that everyone seems to ask ” what do you wanna do now?” and you start panicking. Given my English level, some professors suggested to look into au-pair programs, so intrigued by this experience, I signed up on one website (https://www.greataupair.com). After selecting the countries I was interested in, I added two Asian countries, China and South Korea, because their cultures fascinated me, and I wanted to try living in a world so different from the one I knew. After some unsuccessful interviews with European families, I saved in my interest one post about a Chinese family, without giving much thought nor having lots of hope. However, a few days later, the agency contacted me and this was the start of the best experience I could have after high school. Since I didn’t have much experience with toddlers or younger children, the agency put me in contact with a family whose son was 11. After exchanging messages, we had a videochat, to make sure we were a good fit for each other, outline my duties and understand the expectations of both parties. When both the family and I gave our okay, I started the visa process, with the help of the agency for every step.


After a few months, I finally landed in China. The first week I stayed in Shenzhen, where the agency is located, to start the Chinese course, that would continue online, receive advice on how to properly help the kid, and an introduction to Chinese culture. I then took a flight for a city near Shanghai. Nantong in China is considered “small”, but to me, used to the Italian suburbs’ life, was a real metropolis. At the airport, I was welcomed by the entire family, and we went to dinner together, and to my surprise relatives, friends and coworkers were there to welcome me. I was extremely lucky with this family, I was treated as part of the family from the beginning. My usual day would be waking up early to have breakfast with the family and take the kid to school, free time all afternoon, which was usually spent with the mother or the cousin exploring the city, then go back home in time for dinner, the kid sometimes would have additional lessons after or before dinner, I would help him with his homework and then practice English trough games. All in all, I didn’t have much to do, a big difference from being an au-pair in Europe or the us; usually, the families in China that welcome an au-pair are well-off and have other staff for chores and cooking. As for me, I offered to help because I didn’t feel at ease doing basically nothing, also because the family didn’t allow me to pay for anything, once I even had to discuss with the mother to pay for a coffee. I spent Christmas in China and knowing how much I loved the Christmassy feeling and atmosphere, the family decorated a little the house and organized a Christmas dinner with all the relatives to make me feel at home.


The city I was living in was “small”, so there weren’t many foreigners so barely anyone spoke English, which can be seen as a negative point, but I was informed when applying and it wasn’t a problem for me. Another negative point, which was easily resolved after talking, was the relationship with the father: he didn’t speak much English, just the bare minimum and he had a short temper which made him raise his voice quite often and that made me a little uncomfortable and I was intimidated, also because I couldn’t understand what he was talking about. The mother noticed it and we talked together to clarify everything, the father reassured me it was never directed at me but his job, and after that, he made an effort to not raise his voice that much if was present in the room.

I stayed with the family for 8 months. The contract should’ve lasted longer, but due to some unexpected problems, the family thought it would be best if I ended the contract sooner because they wouldn’t be able to spend a lot of time with me and assure the best experience due to the sudden change, so they offered to pay for my flights and hotels while I visited China, for the remaining time of the contract.

This experience is something I would suggest doing to everyone, I had the best time I could possibly have after my diploma. The hospitality, warmth, feeling always included and kindness I received is something I will always remember and will forever be thankful for. The easiness with which the family welcomed me and made me feel part of the family from the beginning, made me feel at home, it’s an emotion that cannot be described, you have to experience it yourself, and I’m extremely happy to say I have.

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