La Shanghai Fashion Week tra innovazione e politica.

Come i brand locali e internazionali hanno affrontato questo ritorno alla normalità.

La scorsa settimana si è conclusa la Shanghai Fashion Week, la prima fashion week offline dall’inizio della pandemia e noi di Luxury China non potevamo non parlarne. Xintiandi Taiping Lake Park è stato il teatro di otto giorni di eventi e sfilate, che hanno visto la partecipazione di più di 100 stilisti. Abbiamo visto le prese di posizione politiche di 马克华菲 (Mǎkèhuáfēi) riguardo le polemiche sul Xinjiang Cotton, la conosciutissima Angel Chen presentare la sua nuova collezione e i moderni qipao di Private Policy. Tra i tanti sconosciuti stilisti emergenti troviamo anche Dior, che il 12 aprile ha presentato la pre-fall collection al Long Museum West Bund di Shanghai. Per questo e molto altro possiamo dire che la settimana della moda di Shanghai è stata unica nel suo genere.

Quando a febbraio 2020 la Milano Fashion Week è stata la prima sfilata digitale non ci aspettavamo di ritrovarci nella stessa situazione un anno dopo. Non se lo aspettavano nemmeno i cinesi e sembra abbiano fatto di tutto per far si che non succedesse nuovamente. Ad oggi, si può dire che la Cina sia tornata ad una situazione di normalità e questo ha permesso il ritorno alle sfilate in presenza. Negli otto giorni di settimana della moda, infatti, Shanghai ha visto più di un centinaio di fashion shows e altrettanti eventi ai quali le persone non hanno esitato a partecipare.

UNA CAPITALE DELLA MODA EMERGENTE

La Shanghai fashion week, come ci ha ricordato Chiara Riezzo nella live-intervista di domenica 18 aprile, è una fashion week molto particolare. In primis bisogna ricordare che Shanghai è una città della moda emergente e non una capitale della moda, come Milano o New York. Proprio per questo è diventata il trampolino di lancio di moltissimi stilisti emergenti che stanno diventando sempre più famosi anche nel mondo occidentale. Come conferma il vice-segretario generale dell’organizzazione della Shanghai Fashion Week, l’obiettivo principale è quello di lanciare i nuovi talenti cinesi promuovendo le loro collezioni sia sul mercato locale che quello internazionale.

STILISTI EMERGENTI: ANGEL CHEN E PRIVATE POLICY

Il consumatore cinese sta maturando molto in fretta e così anche i designer. Un esempio è quello di Angel Chen, stilista che ad oggi vanta collaborazioni con brand occidentali di grande fama, come H&M, Adidas e Canada Goose. Il suo streetwear colorato sembra stia conquistando tutti, complice la sua fusione tra occidente e oriente maturata grazie alle sue esperienze formative all’estero e alle sue collaborazioni con talenti “ibridi” come Vera Wang e Alexander Wang. Anche se Angel Chen ha creato capi per le più famose trend setter come Bella Hadid, il suo obiettivo non è quello di creare tendenze ma piuttosto creare capi che siano durevoli e di buona qualità. Come Angel Chen, anche lo stilista di 8ON8, Mr Li si sta facendo notare sulla scena internazionale, il quale ha annunciato una collaborazione con Canali, il famoso marchio di abbigliamento maschile italiano.

Tra gli altri stilisti cinesi presenti uno ha particolarmente attirato l’attenzione è: Private Policy. I due stilisti sono riusciti ad unire passato e presente richiamando le migrazioni del XIX secolo dei cinesi verso gli Stati Uniti in correlazione all’attuale Asia Hate. Gli stilisti cinesi, come in tutto il mondo, sono artisti e vogliono trasmettere qualcosa al pubblico, che si tratti di sostenibilità, di storia e tradizione, oppure di prese di posizione politiche. 马克华菲 (Mǎkèhuáfēi) ne è un’ulteriore prova. Durante la sua sfilata, infatti, non ha esitato a mostrare il suo sostegno al governo, dichiarando che il suo brand usa solo cotone dello Xingjiang. Lo ha fatto con delle t-shirt indossate dai modelli in chiusura della sua sfilata.

Private Policy Fall 2021

LA MODA TRA OCCIDENTE ED ORIENTE 

Nel programma della Shanghai fashion week tra i tanti stilisti cinesi vediamo alcuni noti brand internazionali, come Converse, GAP, Versace e Dior. Quest’ultimo ha presentato in anteprima la collezione Fall 2021 suscitando pareri discordanti tra East e West. Il famoso brand parigino, ha infatti presentato una collezione molto distante dal minimalismo che sta caratterizzando la scena internazionale negli ultimi anni. La collezione POP di Maria Grazia Chiuri vuole essere un’ode alla giocosità di Fiorucci, ma come ci ricorda Chiara di @chiaramentemoda, si notano molti richiami a Paco Rabanne: le canottiere di paillettes, i colori metallici e gli abiti “industriali” come le tute. Tutti elementi introdotti dal noto stilista nel ‘66. La collezione Fall 2021 rispecchia la necessità di raggiungere un cliente più giovane e diverso, sempre rimanendo però legata alla cultura della moda italiana e francese. 

Insieme ad una collezione pensata per il consumatore cinese, la mossa vincente di Dior è stata quella di permettere l’acquisto di alcuni capi già il giorno stesso della presentazione e la creazione di una versione della borsa Caro, famosissimo in Cina, la quale sarà disponibile soltanto in Cina per un mese. Se da un lato quest’approccio del  “see now, buy now” deteriora il desiderio del lusso, dall’altro facendo leva sul revenge spending Dior ha conquistato il cliente cinese, amante delle limited edition. 

La partecipazione di brand come Dior e Versace fa notare l’interesse crescente dei marchi internazionale ad un mercato in ascesa come quello cinese. Un mercato dove i consumatori non possono più essere stereotipati come quelli che non distinguono LV da Gucci e che vogliono solo grandi loghi. Il consumatore cinese si sta evolvendo molto in fretta e sta sviluppando un suo gusto estetico. Tuttavia rimane un consumatore molto influenzabile. Parlare di gusto cinese per un brand estero è sicuramente importante, ma allo stesso tempo le grandissime maison hanno il potere di “farsi piacere” dai cinesi, diventando loro i trend setter anche della società cinese.

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