Letteratura cinese per l’infanzia: traduzione o ri-scrittura?

Quanto un traduttore può riscrivere una storia per adattarla al paese di destinazione? Quando ci approcciamo alla letteratura straniera ci sono molteplici aspette da considerare, ma il più importante è il “lettore modello”. Giorgio Centineo ha scritto la sua tesi di magistrale scegliendo come lettore modello il bambino che si approccia alla letteratura per l’infanzia cinese. Analizzando strategie di traduzione innovative, Giogio esplora il ruolo del pinyin in traduzione e gioca con esso nel tentativo di avvicinare il lettore modello alla letteratura cinese.

L’intervista di oggi esplora non solo le tecniche di taduzione e resa di un testo, ma anche l’importanza del ruolo di traduttore.

Per quel che ne sa… Giorgio Centineo di traduzione e ri-scrittura

La tua tesi di laurea esplora un campo della traduzione editoriale molto particolare: la letteratura per l’infanzia. Perché hai scelto questo argomento per la tua tesi di magistrale?

Le motivazioni della scelta dell’argomento della mia tesi possono essere suddivise in: 

  • Motivazioni di carattere personale
  • Motivazioni di carattere teorico traduttologico
  • Motivazioni di carattere pratico

Motivazioni di carattere personale. Mi ha sempre toccato la figura del bambino in letteratura come figura estranea al mondo austero e conformista degli adulti. Il bambino riesce a guardare le cose con un occhio più disilluso, più infantile ma non meno attento e perspicace rispetto ad un adulto. Sono sempre stato legato alla figura di Cosimo del Barone Rampante ed il poeta bambino di Pascoli. Poi, durante l’ultimo periodo universitario, proprio quando mi stavo immergendo nella traduzione di Lu Xun, ho scoperto una raccolta di poesie di Elsa Morante chiamata “Il mondo salvato dai bambini”, e da lì è nata un’associazione di idee arbitraria ma calzante con il 救救孩子(Jiù jiù háizi)di Lu Xun.

Motivazioni di carattere traduttologico. Inserirsi nel mondo della letteratura per bambini è una sfida interessante non tanto per la difficoltà della lingua di partenza ma quanto per la profondità del percorso per arrivare ad una resa in lingua d’arrivo adatta per il tuo lettore modello. Ho sempre voluto mettere alla prova le mie capacità di traduzione e di pazienza nell’affrontare un testo stravagante e, quindi, ho pensato che la letteratura per bambini fosse un campo adatto alla mia personalità: eccentrica e colorata.

Motivazioni di carattere pratico. Il mio relatore, prof. Paolo Magagnin è uno dei più grandi esperti, nonché traduttori di letteratura per bambini dal cinese. Dopo aver assistito ad alcuni suoi interventi alla Bologna Children’s Book Festival, il cui allora paese ospite d’eccezione era la Cina, ho deciso di intraprendere questo percorso affiancato da uno dei migliori del settore.

In generale che cosa pensi che una traduzione dal cinese all’italiano debba necessariamente rispettare? 

Una traduzione, o meglio, in questo caso, una localizzazione dovrebbe risultare un connubio perfetto tra le volontà dell’autore e le volontà del traduttore. Questo per avere un risultato equilibrato che non tradisca il testo di partenza e che possa risultare adeguato anche per il lettore della cultura d’arrivo. Tuttavia, non sempre l’equilibrio si configura come il risultato migliore. A volte anche un tradimento, o meglio, un adattamento estremo può essere una strategia molto interessante per far apprezzare al meglio un testo di una cultura apparentemente lontana. E’ bello anche analizzare le strategie stravaganti di un traduttore che si fa “ri-scrittore” del testo di partenza, adattandolo non solo alla cultura d’arrivo ma soprattutto alla sua personalità. Ed è quello che ho cercato di fare io, in certi punti del mio processo di riscrittura.

Nella tua tesi ti concentri molto sulla resa in pinyin dei nomi propri. Come ben si sa, specialmente nella letteratura per bambini, i nomi propri sono ricchi di significati che rischiano di andare perduti in traduzione. Come si può rendere un nome senza che perda il suo originale significato in cinese?

Credo che la questione dei nomi propri sia una questione che ha bisogno di essere affrontata in maniera molto accurata. A me piace parlare molto di innovazione culturale e quindi una necessaria scomparsa di certi elementi propri della cultura cinese. Il nome proprio è uno di questi. Tra le nuove generazioni è sempre più comune l’abitudine di chiamarsi con un nome occidentale sia per motivi di velocità sia per questioni di influenza culturale. Per quanto riguarda la traduzione ci sono varie tecniche per rendere i nomi propri. Il mero utilizzo del Pinyin, la traduzione del significato del nome e molte altre. Tuttavia, ho sempre pensato che per riuscire ad accomodare al meglio una traduzione per un lettore della cultura d’arrivo dobbiamo eliminare degli ostacoli di convenzione che non gli permettono una facile comprensione del testo, e quindi un allontanamento da esso. Il pinyin è uno di questi ostacoli. La traduzione di un nome proprio cinese in italiano potrebbe risultare alle volte molto forzata, considerando la peculiarità culturale insita nei nomi cinesi. Sarebbe stato necessario un ulteriore sforzo traduttivo per adattare a sua volta questa traduzione in italiano, come nel libro “Rosa Rosa Amore mio” nella traduzione di Anna Di Toro in cui vediamo un’ulteriore strategia di adattamento traduttivo.

Es. 懂斯文 (Dǒng sīwén) > Concettino Sapienza. La mia strategia invece si è posta l’obiettivo di adattare il pinyin per un lettore bambino, o un genitore, che non ha mai avuto a che fare con il mondo cinese. Se quindi consideriamo il pinyin come un elemento culturale, che se non studiato attentamente, non riesce a dare una resa fonetica adeguata alla pronuncia cinese del carattere, dobbiamo cercare di riformularlo. Visto il numero ristretto dei nomi propri ho avuto la possibilità di provocare un’istituzione quale il pinyin e, quindi, accomodare il più possibile la resa dei nomi propri:
Zhuāngzi 庄子 > Giuan ze
Zhū Zìqīng 朱自清 > Giu zecin
Shí Fēng石峰 > Scefen
Fú Sī Fēng罘思峰 > Fusefen
Huáng Jīng黄荆 > Uhancin
Xīng Shā星沙 > ScinScia
Fúróng芙蓉 > Furon
Fēng Jǐn枫锦 > Fencin
Xiǎomǐ小米 > Sciaomi
Zhū邾 > Giu

Considerando il caso inverso, come vengono generalmente resi i nomi propri di fantasia italiani, come ad esempio Cenerentola, Pinocchio etc… in Cinese? 

Come sempre la traduzione dei titoli delle fiabe può assumere caratteristiche diverse in base alla volontà attrattiva per il lettore bambino. Certe volte non è il nome a fare la differenza, quanto la copertina. Tuttavia, le traduzioni delle fiabe che hai citato possono essere interessanti perché rappresentano tre stili diversi di traduzione:
Cappuccetto Rosso: 红帽子(Hóngmàozi). Calco semantico, traduzione del significato.
Le avventure di Pinocchio: 木偶奇遇记 (Mù’ǒu qíyù jì) > Calco semantico (le avventure 奇遇记) + adattamento/sostituzione del nome proprio con la categoria di appartenenza 木偶.
Cenerentola: 灰姑娘 (Huī gūniáng)> adattamento in base al contenuto della storia.

Nella traduzione editoriale è importante tener contro del “lettore modello”, nel caso della tua tesi bambini e genitori italiani. Reputi corretta come strategia di traduzione la resa di concetti cinesi con termini ed idee familiari in italiano, anche se molto distanti dall’originale significato del testo in cinese? 

Una traduzione deve sempre pensare al proprio lettore modello soprattutto per questioni editoriali. Il libro ha bisogno di essere accettato dall’editore che vede in quella traduzione un investimento proficuo sia in termini economici che in termini di visibilità e innovazione. Senza lettore modello non esiste traduzione. Il libro dovrà sempre essere indirizzato ad una certa fetta di pubblico con determinate caratteristiche. Ed è in base a quelle caratteristiche che noi adattiamo la nostra traduzione. Di conseguenza, si configurano tanti lettori modello quante possibilità traduttive: infiniti.

Per quanto riguarda la resa degli aspetti culturali che vanno persi, chiamato in gergo tecnico residuo traduttivo, è un aspetto che si deve tenere in considerazione quando ci si appresta ad ogni lavoro di traduzione. Se il mio lettore modello è un bambino che non ha la minima idea della cultura cinese perché appesantire il testo con elementi culturali che andrebbero spiegati con note a piè di pagina? Una delle regole cardine della letteratura per bambini è l’eliminazione degli ostacoli di comprensione. Già il lettore bambino, in base alle diverse età, comprende e memorizza una percentuale più o meno ristretta del testo, se noi traduttori appesantiamo il testo con ostacoli culturali questo sarà un altro elemento che impedisce e rallenta la comprensione. La lettura in quel caso deve essere un piacere, sia per il lettore bambino, che per il genitore che legge al figlio prima di andare a letto. In quel caso il traduttore deve essere bravo a cercare di trovare le strategie adatte per salvaguardare certi elementi culturali della letteratura di partenza e adattarli alla cultura d’arrivo. Faccio un esempio riscontrabile in uno dei racconti da me tradotti, che può essere calzante in merito: 收破烂的 (Shōu pòlàn de) > dio dei rottami. “È arrivato il dio dei rottami… spazzatura, cianfrusaglie, raccolgo tutto io!” . Ho cercato di rendere come figura mistica e stravagante questo personaggio del testo che raccoglieva cianfrusaglie per conservarle: un collezionista del tempo, che alla fine si è rivelato davvero una figura mistica.

Durante il processo di traduzione, il traduttore può diventare scrittore, ma quali sono i principali limiti della sua “creatività”?

Penso che in letteratura per bambini la creatività di un traduttore può sconfinare fino a raggiungere dei risultati interessanti. Se la traduzione si configura come estro creativo allora limiti difficilmente si riuscirebbe a porre dei limiti. Tuttavia, un traduttore deve sempre confrontarsi con l’editore, con le esigenze del mercato, che come sappiamo, sono i primi ostacoli alla creatività di ognuno di noi. Ma la bravura del traduttore, del professionista sta proprio nel sapersi muovere con creatività all’interno di certe barriere.

Concludiamo con qualche considerazione generale sulla letteratura cinese. Quanto è apprezzata e tradotta in Italiano? Pensi che possa essere sempre più presente nelle scuole in futuro e paragonabile ad alcuni classici della letteratura straniera molto famosi in Italia? 

La letteratura cinese per bambini negli ultimi anni ha conosciuto un’impennata molto rilevante in merito agli autori e ai testi tradotti. Cao Wenxuan è uno degli autori, se non l’autore più grande e apprezzato, di letteratura per bambini in Cina e qua in Italia è tradotto dal Prof. Paolo Magagnin. Bisogna considerare la letteratura per bambini come una categoria di nicchia che difficilmente potrà arrivare a numeri importanti come i grandi romanzi letterari. Tuttavia, già in Italia stiamo facendo leggeri passi avanti in merito, soprattutto grazie ad un panorama di sinologi di livello che stanno mettendo il cuore per promuovere le diverse facce della cultura cinese, anche in ambito letterario. Un mondo globalizzato multiculturale ha bisogno di traduttori di questo tipo e di libri di questo genere, proprio per abituare i bambini, fin dalle scuole elementari, ad elementi provenienti da popolazioni diverse. Solo così riusciremo ad abbattere ogni pregiudizio: attraverso l’abitudine al “non troppo diverso” da noi.

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