Il mercato dell’arte post-pandemia: intervista a Celine Zhuang, fondatrice dello Studio Gallery di Shanghai

La pandemia ha portato grandi cambiamenti nel mondo dell’arte ed il mercato artistico mondiale ha risentito molto delle chiusure e delle nuove politiche volte a contenere e limitare i contagi. La Cina è tra i mercati dell’arte più importati al mondo e la sua chiusura negli ultimi mesi ha influito sugli equilibri di questa selettiva e delicata economia. Ho intervistato Celine Zhuang, fondatrice dello Studio Gallery di Shanghai, sulle principali conseguenze della pandemia sul mercato artistico. Celine Zhuang ha aperto la sua galleria nel 2016, e nel 2017 ha iniziato un programma di residenza per artisti all’interno dello Studio Gallery a Shanghai.

Introduzione alle problematiche del mercato dell’arte post-COVID-19

Oltre a spingere le gallerie ed i musei a chiudere le loro porte, la pandemia ha comportato anche alla cancellazione ed il rinvio di importanti mostre d’arte, tra cui importanti fiere, che sono cruciali per il settore dell’arte contemporanea. Le fiere d’arte tradizionalmente generano oltre il 60% delle vendite, motivo per cui la decisione di Art Basel, la più importante fiera d’arte del mondo, di annullare la fiera di Hong Kong prevista per il 19-21 marzo è stato un duro colpo per il settore. La Art Basel del 2019 e UBS Global Market Report hanno riportato che circa un quinto di 67 miliardi di dollari spesi in arte nel 2018, erano stati spesi un Cina, rendendola il terzo mercato arte più grande al mondo. Anche se musei e gallerie hanno riaperto, convivere con le nuove norme del distanziamento sociale non è semplice. Ad esempio, The Power Station of Art, grande ed importante spazio espositivo di Shanghai, è nuovamente aperto, ed al momento accoglie solo 500 visitatori al giorno. Con orari limitati e sanificazioni giornaliere, l’unico modo per accogliere un pubblico più vasto senza violare le regole del distanziamento sociale è facendo più affidamento al virtuale, spostando gallerie e case d’aste online. Questa sembra essere una soluzione più appropriata da un punto di vista pratico, ma non può sostituire la bellezza di vivere ed apprezzare un’opera d’arte dal vivo. Data la novità della situazione, è ancora poco chiaro se il futuro dell’arte virtuale porterà a nuove svolte economiche.

Power Station of Art, Shanghai

Vediamo l’opinione di Celine Zhuang su questa situazione.

– Sei la fondatrice di Studio Gallery a Shanghai, puoi parlarmi un po’ della tua galleria?

Studio Gallery gestisce due entità indipendenti a Shanghai. Lo spazio della galleria si concentra sulla presentazione di programmi espositivi di attualità, e sostiene e sponsorizza vari progetti d’ arte non a scopo di lucro, il più importante dei quali è il progetto di residenza per artisti. Studio Gallery considera l’esperienza lavorativa e la massima espressione del pensiero dell’artista i suoi valori più importanti, per questo credo che il programma di resistenza per artisti sia il cuore della mia galleria. Attraverso una riflessione sugli squilibri politici, economici e culturali contemporanei nel contesto della globalizzazione, Studio Gallery si impegna a costruire una piattaforma in cui gli artisti possano esprimere liberamente i propri pensieri. Attraverso scambi a lungo termine e dialoghi con artisti e curatori internazionali, Studio Gallery si impegna ad avviare varie mostre a tema, programmi educativi basati sulla ricerca e numerose pubblicazioni.

– Nel bel mezzo dell’epidemia da COVID-19, le gallerie cinesi si adattano e perseverano: quali sono le conseguenze sul mercato dell’arte?

Il primo problema è ovviamente il prezzo elevato degli affitti a Shanghai. Ciò porta ad un’enorme pressione in ogni galleria,  e spinge anche noi galleristi a trovare nuove possibilità per innovarsi ed adattarsi in uno scenario completamente nuovo.

– La Cina ha un ruolo importante nella sfera dell’arte contemporanea e molte famose gallerie occidentali hanno iniziato a spostarsi verso est alla ricerca di nuovi giovani artisti. Il mercato dell’arte cinese consuma più artisti internazionali o artisti locali? In che modo la pandemia influenzerà tutto ciò?

È piuttosto difficile da prevedere. Dal mio punto di vista, direi che al giorno d’oggi un collezionista cinese preferisce artisti occidentali affermati, oppure giovani artisti cinesi con un background molto internazionale. Per noi oggi il problema maggiore è il controllo rigoroso delle persone che possono entrare nello spazio della galleria.  Ad ora non ci è permesso di organizzare aperture ed eventi e non abbiamo  ancora permesso di avere ospiti stranieri nella nostra galleria. Ma dall’altra parte, ci è stata data la possibilità di fare una mostra molto vicina agli ideai dell’artista che stavamo esponendo, e questo ha attirato molto pubblico. Quindi, subito dopo il lock-down, abbiamo ricevuto molti più visitatori del previsto.

– Pensi che il futuro del mercato dell’arte potrebbe essere online?

Personalmente, non sono una grande fan di show online o show VR. Penso che il mercato online sia solo un modo per far sentire i clienti molto più a loro agio negli acquisti. La maggior parte dei miei clienti prima visita la galleria e le opere esposte e poi compra online dal nostro sito web.

-Ci saranno alcuni cambiamenti a lungo termine nel mondo dell’arte dopo la pandemia?

Penso di sì, ma saranno graduali. La pandemia ha interrotto letteralmente gli scambi internazionali:  molti studenti cinesi che studiano all’estero sono rimasti in Cina e così molti stranieri a Shanghai stanno affrontando la decisione difficile di rimanere o di andarsene. Tutti questi fattori  a lungo termine potrebbero costituire una nuova struttura nell’industria artistica di Shanghai.

– Il mercato cinese è più interessato a un tipo di arte più conservatrice? Come è il mercato dell’arte digitale, della performance art o site-specific? La pandemia e la virtualità portata dalle chiusure cambieranno il concetto di “pezzo vendibile”?

Penso che sia un problema un po’ in tutto il mondo, si vendono meglio dipinti e sculture. Ma se dobbiamo fare un paragone, penso che i collezionisti siano i più conservatori nei confronti dell’arte contemporanea. In realtà l’arte digitale è una cosa piuttosto alla moda sul mercato. Molti spazi pubblici sono alla ricerca di pezzi digitali, interattivi e leggeri. Per quanto riguarda la performance art, non ne sono molto sicura, ma sembra che questa forma d’arte sia molto apprezzata dai musei locali. Attira molto l’attenzione durante le aperture degli spazi espositivi, ma penso che poche persone abbiano un vero interesse per questo specifico campo. Sono più d’accordo che sia una scelta strategica delle opere arte da esporre, tutte le gallerie stanno lottando per sopravvivere a questo enorme disastro.
Qui in Cina, senza un sistema di supporto maturo ed una sana ecologia, è difficile crescere ed essere sostenibili come una singola galleria.

Studio Gallery, Shanghai

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