La (nuova) Via della Seta

I primi contatti tra Cina ed occidente avvennero durante la dinastia Han (206 a.C. al 220 d.C.) . All’epoca la Via della Seta rappresentava l’unico anello di congiungimento tra due mondi così distanti. Il deserto del Gobi, le alte vette dell’Himalaya, il bacino del Tarim e le catene montuose del Pamir erano barriere e ponti che la Via della Seta attraversava connettendo il Celeste impero con gli altri Regni d’occidente fino ad arrivare a Roma. Il rapporto Italia-Cina viene da sempre celebrato come longevo ed importante. Una statua di Marco Polo padroneggia lungo le rive del lago Xihu di Hangzhou. Il Milione di Marco Polo è stato per molto tempo l’unica descrizione della Via della Seta e dei regni che essa attraversava.

I contatti tra Cina ed Italia nel passato comunque non si fermano certo al famoso mercante veneziano, numerosi missionari italiani intrapresero lo stesso lungo percorso attraverso l’Asia per raggiungere la Cina, che in cinese si traduce con 中国 (zhonguo), letteralmente terra di mezzo; proprio al centro fu rappresentata dal gesuita Matteo Ricci nella prima versione del Mappamondo in mandarino.

L’opera redatta dopo i leggendari viaggi di Marco Polo lungo la Via della Seta, così come gli studi sinologici di Matteo Ricci o di Basilio Brollo per molto tempo hanno rappresentato la sola finestra per noi italiani su un mondo così distante come quello cinese.

Se in passato la Cina era la sconosciuta meta di un lungo viaggio perso nella leggenda e nei racconti di chi era riuscito a raggiungerla, oggi è invece più vicina che mai.

Nella lontana città di Lanzhou

Lanzhou è il capoluogo del Gansu, regione confinante con il deserto del Gobi e la Mongolia. Situata a nord, è lontana dagli odierni cuori pulsanti dell’economia cinese di Shanghai e Guangzhou, ma, ai tempi dell’antica Via della Seta, Lanzhou era uno dei punti cardini per i commerci.

Ho vissuto a Lanzhou per un anno nel 2017 ed ho visto una città ben lontana dagli standard di modernizzazione cinesi. La metropolitana all’epoca era ancora in costruzione e la città era tutta un cantiere aperto. Sono sicura che oggi, a distanza di tre anni, sia veramente cambiata. Lanzhou rappresenta il tentativo del governo cinese di affrontare la relativa mancanza di sviluppo delle aree al di fuori della costa orientale. La lontana e polverosa Lanzhou sarà una delle future protagoniste della Belt and Road Initiative lanciata da Pechino nel 2013. È già in programma un ampliamento delle due linee metropolitane oggi esistenti a Lanzhou, e questa attenzione alle infrastrutture è una componente chiave nel progetto della Belt and Road Initiative i cui obiettivi ufficiali sono costruire un grande mercato unificato e sfruttare appieno i mercati sia nazionali che internazionali, attraverso scambi culturali e integrazione, per migliorare la comprensione e la fiducia reciproche nazioni membri, finendo in un modello innovativo con afflussi di capitali, pool di talenti e database tecnologico.

Che cosa è la Belt and Road Initiative

In cinese 一带一路 (yi dai yi lu) significa “una cintura una via”: già dal nome è chiaro come la Cina si sta muovendo al di fuori dei propri confini aprendosi sempre di più a livello internazionale.

Seguendo le tracce della tratta commerciale più famosa della storia, la Belt and Road Initiative (BRI) proposta da Pechino punta a rinnovare e ad incentivare i rapporti tra la Cina ed il resto del mondo.

In poche parole il governo cinese sta proponendo una nuova Via della Seta, o meglio rinnovata con quelle che sono le nuove tecnologie.

L’ambiziosa iniziativa in cui la Cina ha intenzione di investire oltre 1000 miliardi di dollari è nel concreto un insieme di progetti volti alla realizzazione o potenziamento delle infrastrutture commerciali (ponti, strade, porti etc..) e  alla distribuzione e produzione di energia. Oltre agli investimenti in infrastrutture, l’iniziativa Road and Belt metterà in risalto anche l’istruzione, i progetti di costruzione, l’espansione di ferrovie e autostrade, il potenziamento delle reti elettriche e la produzione di ferro e acciaio.

Il tutto per facilitare e dare ulteriore impulso a scambi e rapporti commerciali tra le imprese cinesi e il resto del mondo: una sorta di piano globale (nel vero senso della parola) di commerci che, secondo la Banca Mondiale, potrebbe arrivare a veicolare un terzo di tutto il commercio mondiale e coinvolgere il 60% della popolazione del pianeta. I paesi interessati comprendono il Sud Est asiatico, l’Africa, la Russia e l’Europa.  Nell’idea di Pechino la BRI dovrebbe passare anche attraverso l’Italia.

Post Covid-19?

L’emergenza Covid-19 ha già avuto un impatto significativo sull’economia globale, influenzando la produzione e la circolazione di persone e merci. Poiché la Cina mobilita risorse per gestire il contenimento del virus, deve anche bilanciare le sfide alla liquidità cinese e alla recessione economica generale.

Nonostante le sfide all’attività manifatturiera e della catena di fornitura, il ritmo dell’attività digitale della BRI è aumentato, così come l’interesse degli investitori per le società tecnologiche cinesi e l’industria sanitaria generale. Qualunque sia l’impatto duraturo di Covid-19 sull’economia globale, BRI rimarrà una priorità per la Cina. Il futuro è ancora incerto, ma la Cina sembra più determinata che mai a mettersi alle spalle la pandemia per ricominciare.

Dunhuang , deserto del Taklamakan

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