La lettera di Emma

La lettera di Emma è arrivata i primi di Aprile e si è rivelata una piccola finestra al di là del mio universo casalingo. La Mongolia e le sue immense praterie hanno invaso la mia mente fino a riuscire quasi a farmi percepire il vento di quei posti, così forte da tagliarti le guance.

Emma ed io abbiamo lo stesso relatore e a Dicembre abbiamo fatto la tanto temuta proposta di tesi davanti ad una commissione di rinomati professori della nostra Accademia. Nei giorni precedenti alla consegna della bozza di tesi io ed Emma ci siamo incoraggiate ed aiutate a vicenda. È bellissima l’empatia che si crea tra expats in Cina, sia nello studio che nel lavoro. Fin dal mio primo arrivo, ho trovato persone su cui contare, che hanno passato ore di fila al mio fianco per aiutarmi ad attivare una sim card o giornate intere ad ascoltare la lista di problemi ed inquietudini. Amici, colleghi o semplici conoscenti che non hanno mai rifiutato di porgermi la mano quando ne avevo bisogno. Vivendo all’estero, specialmente in un dormitorio pieno di persone provenienti da tutto il mondo, ci aiutiamo a vicenda come in una comunità. In Cina ho trovato una famiglia ed ho creato la mia oasi felice, pur lamentandomi molto dei cambiamenti, della connessione internet poco stabile dell’università, del clima imprevedibile di Hangzhou, delle ispezioni a sorpresa da parte dell’ufficio internazionale oppure della tesi che non riesce ad ingranare.

Nelle difficoltà nascono le amicizie ed i rapporti più belli; lo vedo anche adesso in questa situazione che ci ha colto tutti all’improvviso. Nessuno di noi era pronto a fermare il tempo e non riesco a fare a meno di pensare alle scrivanie in disordine di alcuni uffici, un po’ come le nostre vite adesso che non riescono più a proiettarsi nel futuro. Stando più tempo a casa forse abbiamo scoperto solo adesso come si chiama il nostro vicino di casa e se è anziano, o uno studente, un medico oppure un musicista. Questo isolamento forzato non ha solo portato a conoscere di più noi stessi, ma anche chi ci sta attorno. Stiamo tutti a casa per salvaguardare i più deboli e i più a rischio di contagio; in una situazione a dir poco straordinaria abbiamo messo avanti il bene altrui facendo un sacrificio.

In questo periodo ci stiamo riscoprendo bisognosi di dare e ricevere amore e supportare chi abbiamo attorno, lo facciamo con una telefonata o un semplice gesto di solidarietà. Sul web vedo chi si mobilita a regalare mascherine e chi invece a provvedere pasti per coloro che purtroppo non se li possono più permettere. Piccoli gesti che possono davvero fare la differenza.

Ho deciso di vedere solo il bello di quello che sta nascendo da questa situazione, un po’ come facevo in Cina quando tutto sembrava andare a rotoli, ma sapevo che potevo sempre contare su qualcuno.

Emma nella sua lettera parla del presente come un dono, anche in questi tempi non proprio facili. Se non avete mai visto il film Groundhog Day con Bill Murray questo è il momento giusto per farlo. Il protagonista è costretto a vivere sempre lo stesso giorno, almeno fino a che non impara qualcosa dalla sua quotidianità. Forse anche noi siamo costretti a vivere queste giornate monotone fino a quando non impareremo qualcosa da questo periodo di isolamento. Oggi stiamo imparando ad essere persone migliori domani, questo è veramente un dono.

Cara Camilla

Sto scrivendo questa lettera dalle campagne della Mongolia, lontana dalle città affollate. Sono tornata il 7 febbraio dal mio viaggio per le vacanze invernali: sono stata a Bali e Nusa Penida in Indonesia e Kuala Lumpur, che è la capitale della Malesia. Quando ho lasciato la Cina non avevo idea di che cosa fosse il Covid-19. Dopo che Covid-19 ha iniziato a diffondersi, i miei genitori mi hanno chiesto di tornare in Mongolia il più presto possibile. In quei giorni non avevo con me vestiti invernali. Ho cercato abiti adatti all’inverno in Mongolia a Kuala Lumpur per 2 giorni. Per fortuna UNIQLO aveva un ultimo paio di pantaloni invernali che erano esattamente della mia taglia. Ho trovato un volo con scalo a Bangkok all’ultimo minuto. La cosa divertente è che la gente evitava di sedermi accanto in aeroporto perché sembro cinese. Ora sono in una piccola città in cui le cose sono normali. La carta igienica è ancora disponibile nei negozi!!  Le persone vivono come al solito, indossando mascherine solo quando escono di casa. I poliziotti controllano che tutti per strada ne abbiano una. La primavera è una delle stagioni più frenetiche in Mongolia, soprattutto in campagna perché dobbiamo occuparci dei piccoli appena nati, cioè i piccoli agnelli. Penso che sia un buon momento per pensare alla nostra velocità e come viviamo. Facciamo così tante cose inutili nella vita. Ora dobbiamo mettere in pausa la nostra vita “veloce” e pensare, pianificare di più e riniziare. È inutile andare nel panico così tanto. Restiamo positivi ed in salute!

 Voglio usare una citazione: ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono. Ecco perché si chiama PRESENTE. 加油 人类。 Goditi la vita presente, trascorri del tempo con la tua amata famiglia. Possiamo passare attraverso questo strano momento!加油! Mi mancano i miei amici ad Hangzhou e in tutto il mondo. Abbraccio tutti da lontano.

Enkhriimaa Khashkhuu

Ulaangom, Mongolia

Mongolia, 2020

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