La lettera di Carla a Taiwan

Ho ricevuto la lettera di Carla qualche giorno fa. Da poco ho iniziato a raccogliere queste lettere, invitando gli amici a raccontarmi la loro vita durante l’epidemia e a creare una sorta di diario in cui le storie di tutti inizieranno a combaciare come tessere di un puzzle. Carla è stata la prima a darmi la sua piccola tessera di uno scenario molto complesso in questo ultimo periodo.

Carla studia Arte Contemporanea alla mia stessa università e l’ho vista per l’ultima volta la mattina del 25 gennaio, quando in camera mia ancora ci riunivamo tutti a bere caffè e a discutere l’epidemia scoppiata in Cina. È scappata da Hangzhou il giorno stesso, terrorizzata all’idea di rimanere bloccata nel dormitorio. Inizialmente il suo piano era quello di andare a Taipei e di rimanere giusto il tempo di trovare un volo per gli Stati Uniti, ma alla fine le cose non sono andate così. Ricordo di essere entrata nella sua stanza di dormitorio pochi giorni dopo la sua partenza, per recuperare alcune cose di cui avevo bisogno, ed è stato strano vedere come tutta la camera sembrasse in attesa di un veloce ritorno alla quotidianità.
I luoghi abbandonati hanno uno strano fascino, sono delle fotografie che ritraggono una vita normale interrotta da qualcosa di inaspettato. Il dormitorio della mia università adesso assomiglia proprio ad uno scenario post apocalittico: stanze vuote lasciate in attesa di un rientro. Molti dei miei amici sono fuggiti a fine Gennaio, quando la situazione in Cina cominciava ad aggravarsi ed hanno abbandonato le loro stanze così come erano, con la frutta lasciata a marcire sopra un tavolo, un libro aperto dimenticato sul letto, tutto perché la furia della fuga non ha dato loro il tempo di mettere in ordine oggetti e pensieri.
Non tornerò questo semestre ad Hangzhou: è stata la mia università a comunicarmelo qualche girono fa, mentre in Cina la vita comincia a tornare alla normalità ed il resto del mondo a fermarsi. La Cina ha superato l’epidemia e non vuole avere indietro il virus dagli altri paesi.
In molti quest’anno si laureeranno online. Non so quando rivedrò i miei amici, se mai torneranno a riprendersi i vestiti lasciati ad ammuffire nell’umidità del dormitorio in Cina. Tutto mi sembra ormai un ricordo sbiadito: tutti gli anni trascorsi insieme, le feste nate da una semplice birra in camera, i pranzi condivisi in spazi angusti, i compleanni organizzati con originalità ed i problemi lasciati andare alla deriva in conversazioni lunghe un’intera notte.
Questa lettera ha risvegliato tutti questi ricordi.
Carla si trova ancora a Taipei, non è facile rientrare adesso in America e questa è la traduzione in Italiano di quello che mi ha scritto:

“Mi trovo a Taiwan dal 25 gennaio. Ero sicura di riuscire a tornare in Cina presto, ma alcuni giorni fa sono stata informata che gli studenti internazionali non potranno tornare poiché il virus si sta diffondendo in tutto il mondo. Dovrò laurearmi online dopo aver vissuto in Cina per due anni. Sono un po’ triste, ma allo stesso tempo sono veramente grata nei confronti di tutte quelle persone gentili che mi hanno accolto e fatta sentire come a casa a Taiwan. Taiwan e la Cina non hanno esattamente un rapporto molto amichevole e questo a volte è evidente. Agli occhi di un americano medio Cina e Taiwan sono due posti totalmente diversi e distanti. Sono molto consapevole delle differenze e posso permettermi di parlare solo superficialmente di questioni politiche, poiché non sono né taiwanese né cinese. Posso però ammettere di aver incontrato persone gentili in entrambi i paesi.

Sono triste perché non sono sicura di poter vedere di nuovo tutti gli amici incontrati in Cina. Non ho potuto salutare i miei amici cinesi ed i miei compagni di classe. Spero di incontrare queste persone ancora una volta, anche se ho paura che sarà tra un bel po’ di tempo.
Ho rimandato il mio ritorno a casa negli Stati Uniti perché ho cercato di rifiutare qualsiasi tipo di cambiamento nella mia vita in Asia. Ovviamente mi mancano la mia famiglia e i miei amici negli Stati Uniti, ma ho anche avuto una grande crescita personale dall’altra parte del mondo e non sono ancora pronta a mettermi tutto alle spalle e a tornare negli Stati Uniti.
Essendo figlia di immigrati appartenenti alla classe operaia, ho scelto questo percorso per diventare un’artista perché era quello che dovevo fare per me stessa. Ho scelto questo percorso rispetto ad una professione più stabile consapevole di tutti i rischi che correvo. Sono abituata a cascare in piedi ovunque atterri e a raccogliere le risorse a seconda delle mie capacità. Inoltre, rimanere ottimisti in questi tempi e cercare di impiegare il tempo al meglio spero attiri energie positive.
Anche se, onestamente, non è facile essere sempre forti , e nessuno riesce a fare tutto da solo. Ho toccato il fondo, ma mi sento ancora fiduciosa di riuscire a superare questo periodo. Cerco sempre di avere un certo senso dell’umorismo su tutto quello che mi accade attorno, ma a volte sento anche il bisogno di piangere. Ieri sera l’ho fatto per la prima volta da quando sono arrivata a Taiwan, davanti alla madre dell’amico che mi sta ospitando. Ero molto sopraffatta dalle mie emozioni, ma il giorno dopo mi sono svegliata ed ho continuato la mia solita routine. Ho parlato con la mia famiglia ed i miei amici negli Stati Uniti, mi hanno ricordato che non sarò mai sola. Ho bevuto dell’acqua calda questa mattina, mi ha aiutato a sentirmi meglio e a spengere le mie emozioni. In fondo, ho pensato, mi trovo in uno dei posti più sicuri al mondo oggi e sono in salute.

Ai miei amici in Cina in quarantena dalla fine di gennaio 加油.
Alla mia famiglia e ai miei amici che attualmente mi sono lontani negli Stati Uniti 加油.
Ai miei amici di tutto il mondo 加油.”

Carla Guzman

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