La caccia agli untori del ventunesimo secolo

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I primi anni del liceo non pensavo di riprendere mai in mano i Promessi Sposi: a distanza di quasi 11 anni mi sono ritrovata a sfogliare i capitoli dedicati alla peste del 1600 a Milano. La storia si ripete: lo diceva Nietzsche con la teoria dell’eterno ritorno e la concezione di un tempo circolare destinato a ripetersi senza sosta, ed ho dovuto riprendere i vecchi manuali del Liceo per rendermene conto. Alessandro Manzoni non l’aveva vissuta la peste, ma l’aveva studiata dando particolare attenzione alle psicosi e alle folli teorie legate all’origine di quel male. Con stupore ho scoperto che la caccia agli untori descritta da Manzoni è ancora oggi molto attuale: gli untori erano personaggi immaginari considerati la causa dell’espandersi della pestilenza, si credeva che questi, usando unguenti velenosi, facessero ammalare la popolazione. Nei Promessi Sposi c’è la descrizione di un episodio in cui dei turisti francesi visitando il duomo di Milano toccano le mura di questo e vengono subito assaliti e linciati dalla popolazione perché accusati di spargere la pestilenza. Che cosa accomuna la situazione di oggi con la peste descritta nei Promessi Sposi? La costante ricerca di un capro espiatorio. Siamo sempre alla ricerca di qualcuno contro il quale puntare il dito, e le psicosi e le false teorie nate dal propagarsi del COVID-19 non mi sembrano purtroppo molto lontane dagli scenari Manzoniani.

Nel mio piccolo universo di provincia ho avuto i miei 5 minuti di celebrità: sono stata pubblicata sul giornale, intervistata da piccole riviste locali e pure dato adito a qualche falso gossip sul mio tanto tormentato rientro in Italia. In queste due settimane mi sono sentita anche io in qualche modo un “untore” colpevole di essere stata in Cina tra Gennaio e Febbraio. Da quando sono tornata a casa mi sono abituata a battute tipo “Ma non sarai mica infetta?” “Ma ti posso abbracciare o mi fai ammalare?” come mi sono abituata a giustificare il mio stato di salute con amici e conoscenti.

‘’Non dire che vieni dalla Cina, altrimenti qua scappano tutti”
Prendo la vitamina C tutti i giorni da quando sono rientrata, terrorizzata all’idea di beccare anche un semplice raffreddore: già la gente mi guarda strano sapendo da dove arrivo, figuriamoci se con ho pure il naso che cola! Psicosi o semplice prevenzione? Una cosa che descrive bene Manzoni della Milano impestata è la distruzione del vivere civile: si inizia con la diffidenza per chi abita nella porta accanto e si arriva all’odio. La peste metteva gli uomini l’uno contro l’altro, oggi sta accadendo lo stesso. Lo vedo negli sguardi di chi sente dire che sono stata in Cina e lo leggo sui giornali con le notizie di aggressione a persone di nazionalità cinese.

La notizia delle ultime ore di un focolaio in Lombardia non ha certo placato gli animi degli italiani già terrorizzati all’idea di questo misterioso virus: Codogno è una città fantasma che per la prima volta sta vivendo una quarantena.
La parola “quarantena” ha un origine antichissima: all’epoca della Repubblica di Venezia le navi erano costrette alla quarantina, cioè a 40 giorni di isolamento al di fuori della laguna per prevenire l’arrivo della peste nera. La quarantena è nel rispetto altrui: io ho vissuto 12 giorni chiusa in una stanza di 7 metri quadri e dopo il viaggio verso l’Italia ho limitato allo stretto necessario le mie uscite, fortunatamente non sono un vero e proprio animale sociale.
La Cina ha posto già da fine Gennaio regole severissime di quarantena e l’ho provato sulla mia pelle: chi viola tali regole rischia il carcere ed altre punizioni più severe. A livello di controlli e prevenzione devo dire che in Cina sono un passo avanti rispetto a noi. In Asia le persone sono da sempre abituate a mettere una mascherina quando hanno un raffreddore, è un modo educato di contenere i propri germi. Ad oggi ho impressione che in Italia non si sappia nemmeno a cosa serve una mascherina o come venga gestita una quarantena.

Manzoni nei Promessi Sposi rispondeva al periodo della peste con la fede e la cultura, che anche se non evitavano o portavano un rimedio alla malattia, insegnavano come affrontare tali situazioni senza entrare nel panico. Ad oggi purtroppo in Italia l’opinione comune sembra divincolarsi tra false teorie ed allarmismi, correre qua ed in là in cerca di notizie, false o veritiere che siano, cercando l’untore causa di tutti i mali ed urlando al disastro: facciamo di tutto tranne che affrontare la situazione con lucidità.

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