Un Capodanno Cinese soffocato in una mascherina

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Per la prima volta in quattro anni di vita in Cina ho deciso di vivere l’esperienza del Capodanno Cinese. Ho salutato il 2019 in Italia, riempito due valigie di parmigiano e libri ed iniziato il mio 2020 in Cina.
Le vacanze di Natale a casa mi hanno dato la forza per affrontare la pioggia di Hangzhou e la desolazione della città con le festività del Capodanno Cinese alle porte. Molti amici sono partiti in giro per l’Asia, altri invece sono tornati a casa: in pochi siamo rimasti nel dormitorio. Quest’anno lunare è terminato con la notte del 24 Gennaio: in 15 giorni ho visto i negozi chiudere e la lobby del mio dormitorio improvvisamente trasformarsi in una stazione.

Il 23 Gennaio avevo in programma di partire per Changsha nella regione dello Hunan e festeggiare il capodanno lunare insieme alla mia amica cinese e la sua famiglia: non vedevo l’ora di partire anche io e finalmente vivere l’esperienza del capodanno cinese, preparare ravioli e guardare i fuochi d’artificio accogliendo l’anno del topo tra brindisi e scambio di pacchetti rossi contenenti denaro, tipico regalo cinese per questa festività.
Pochi giorni prima della mia partenza avevo sentito parlare di un virus in circolazione, ma non ho dato peso alla cosa fino alla vigilia della mio viaggio.
Wuhan è la città da cui tutto è iniziato e le leggende riguardo il propagarsi del coronavirus sono molteplici: dal mercato del pesce infettato, all’uomo che ha mangiato un pipistrello o all’esperimento di laboratorio andato male. Il primo caso di Coronavirus è stato individuato il 27 Dicembre, la notizia ha iniziato a fare scalpore attorno al 20 Gennaio, quando i casi di Coronavirus sono aumentati. Ad oggi, nel giro di 6 giorni il numero di infettati è salito a 2823 e quello di morti a 81: la città di Wuhan è stata isolata e il governo cinese ha iniziato a prendere serie precauzioni per fermare il propagarsi del virus. Questa epidemia è scoppiata in uno dei periodi più particolari in Cina: il capodanno cinese è tempo di grandi migrazioni all’interno del paese, cosa che ha sicuramente facilitato la propagazione del virus dalla città di Wuhan.

Ho visto la situazione precipitare in poche ore ed il caos mediatico scatenarsi sulla questione: ho cancellato il mio treno per Changsha poche ore prima della partenza. Da quel momento in poi è stato un susseguirsi di cattive notizie e di allarmismi. I telegiornali all’estero marciano sulla notizia descrivendo “città fantasma” in Cina, quando questa situazione è del tutto normale durante i festeggiamenti del capodanno cinese. La maggior parte di negozi e ristoranti chiude per circa due settimane, giusto il tempo di viaggiare e visitare le proprie famiglie. La zona in cui abito ad ora sembra disabitata, a parte i supermercati ed i McDonald’s che rimangono comunque sempre aperti.

Ho deciso di rimanere, ancora una volta: tutto al di fuori del mio dormitorio di colpo mi è sembrato pericoloso, è incredibile come le notizie entrino in testa alle volte, scavino voragini che si colmano di paure e di insicurezze.
Ho accolto l’anno del Topo nella mia cameretta di 7 metri quadri, in cui sono riuscita a fare entrare un piccolo kit da cucina, che in questi giorni è stato di vitale importanza.
Ho festeggiato con un po’ di amarezza, pensando al viaggio annullato ed un futuro incerto: il 24 Gennaio ho cucinato un risotto ai funghi sorprendentemente buono per i miei amici. Stando in compagnia, tutti abbiamo provato a non pensare al virus ed a goderci una serata in allegria, anche se consapevoli di essere bloccati dentro le quattro mura di un dormitorio.
Il topo è un animale che non piace molto: è segno di sporcizia e portatore di malattie secondo molte culture occidentali, ed anche nello zodiaco cinese è considerato uno dei segni più sfortunati. Il topo porta il significato sia di ricchezza ma anche di morte, peste, atrocità e guerre: è ironico pensare che questo nuovo anno sia iniziato con un nuovo virus.

Il 26 Gennaio mi sono alzata bombardata da messaggi sia dall’Italia che dai miei amici in Cina: “Camilla torna a casa”. Quale? Ho tutta una vita qua in Cina, la mia casa praticamente è qua ad Hangzhou. Ero paralizzata dall’idea di partire e di prendere un volo di 13 ore per Roma. La mattina del 26 Gennaio la mia camera ospitava il perfetto scenario per una barzelletta: 3 americani, una ragazza ungherese, un colombiano ed una Italiana in una piccola stanza di dormitorio a discutere una probabile epidemia in Cina. Scappare o rimanere? Quali sono i rischi e quali le paure? Paure per lo più alimentate dai giornalisti che stanno danzando sulla notizia. Alcuni hanno deciso di partire, prendere il primo volo ed anche il rischio di contagio pur fuggire dalla Cina. Ed io ancora una volta ho deciso di rimanere. Perché?

Non voglio sottovalutare i rischi del Coronavirus, sto prendendo tutte le precauzioni e facendo molta attenzione a non inoltrarmi in luoghi affollati: aeroporti e stazioni fanno parte di questa lista di posti sconsigliati quando c’è un virus nuovo in giro. Esistono molti portatori sani di Coronavirus ed il rischio di contagio potrebbe essere alto viaggiando per rifugiarmi in Italia: stranamente la mia stanza di dormitorio in Cina sembra il posto più sicuro ad oggi.

“Se c’è una soluzione, perché preoccuparsi? Se non c’è soluzione, perché preoccuparsi?” Aristotele mi ha insegnato molto durante i miei studi classici, ed ancora oggi continua ad essere d’aiuto nell’affrontare la vita di tutti i giorni. Entrare nel panico non è mai una buona soluzione: so che non rimarrò bloccata in Cina, come anche vedo come il governo cinese sta lavorando per bloccare il propagarsi di questa epidemia. So anche che la vita qua tornerà alla normalità e che devo fare solamente attenzione, come si presta attenzione a qualsiasi tipo di virus influenzale.
La mia università ha rimandato di due settimane l’inizio del semestre e posto delle regole molto rigide. All’ingresso del mio campus universitario le guardie misurano la temperatura corporea a chiunque entri od esca: lo fanno divertite, quasi fossero felici di impiegare il loro tempo in qualche modo.
Ho contattato la Farnesina, mi hanno detto che ad ora non esiste nessuna urgenza di rientrare in Italia, si stanno però occupando degli italiani ancora bloccati nella città di Wuhan.

Ieri pioveva e dopo due giorni di spontaneo isolamento nella mia stanza di dormitorio ho preso coraggio e sono uscita a comprare acqua ed altre provviste alimentari: nel supermercato tutti portavano una mascherina e molti scaffali erano già semi vuoti. Le lanterne rosse messe a decorazioni delle strade erano l’unica cosa che portava colore al grigiore intorno: “per fortuna non sono sola” mi sono detta.

Ieri camminando sotto la pioggia in strade deserte e respirando male per colpa della mascherina davanti il naso e la bocca mi sembra di vivere un’apocalisse: rientrando alla sera nel dormitorio la guardia che sta al cancello mi ha detto che quella era la mia ultima uscita, da oggi sono bloccata nel dormitorio non so per quanti giorni. Per fortuna guardo sempre al lato positivo: l’università provvederà cibo ed acqua per i pochi rimasti qua ed io avrò tempo di scrivere e dedicarmi alle mie letture. Questa sarà un’ esperienza che racconterò un giorno. A casa mi vedono un po’ pazza, ma sono convinta che quando i giornali si annoieranno di parlare della questione la vita tonerà ad essere come prima.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Tommaso Meini ha detto:

    Brava Camilla! E’ quello che penso anch’io!
    Non va sottovalutato certo il pericolo ma nemmeno avere il terrore al primo starnuto che sentiamo!
    La gente poco abituata a viaggiare ha una concezione sbagliata del mondo!

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  2. Bianca Guiggi ha detto:

    Ciao Camilla !
    Sei una ragazza meravigliosa !!

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  3. Demonio ha detto:

    Mi sarebbe piaciuto che gli italiani avessero già solo un centesimo della tua maturità.

    Piace a 1 persona

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