Una ribellione silenziosa

Non aggiorno il mio blog da tempo e chiedo venia: questo rientro in Cina è stato caotico ed una vera e propria valanga di emozioni e cose da fare. Due mesi in Italia lontana dalla mia vita ad Hangzhou hanno fatto sì che dovessi iniziare tutto di nuovo da zero, ristabilire un equilibrio ed una routine non è stato facile ed ha preso molta della mia energia e del mio tempo. Sono tornata in una Hangzhou in continuo mutamento, una città che cresce e cambia: il centro della città ha una nuova e bellissima zona pedonale, così anche la zona in periferia dove abito sta crescendo a vista d’occhio e presto sarà collegata con la metropolitana.

Mi sono spesso soffermata a parlare della velocità della vita in Cina: non ti puoi fermare, e se hai un occasione devi coglierla al volo senza pensarci due volte, perché tutto si muove a scatti velocissimi, sprint in partenza che possono portarti a vincere oppure possono perdere velocità e forza lungo il percorso. La Cina tiene questo ritmo ormai dagli anni delle politiche  di Deng Xiaoping  che hanno definito l’apertura economica cinese. Dal 1978 la Cina ha iniziato la sua corsa, il suo cambiamento è stato radicale e veloce, e questo spesso andando a discapito dell’ambiente. La società stessa è cambiata: la classe medio-alta cinese si è allargata, l’apertura verso ciò che esiste al di là della “Terra di mezzo” ha portato nuove mode, ma anche nuovi bisogni, come quelli legati ad una comunicazione priva di barriere. Avere una rete VPN in Cina non è una novità o qualcosa di cui scandalizzarsi, la mia università ha la propria pagina Facabook, così come molte aziende cinesi utilizzano Instagram per sponsorizzare i propri prodotti: l’utilizzo di questa serie di siti web “bannati” in Cina è solamente più complicato, ma non impossibile. Si deve sempre fare attenzione a quel che si dice o si fa in Cina, le regole e le restrizioni sono molto serie e me ne sono resa conto quando ho chiesto ad alcuni amici di Hong Kong di raccontarmi meglio alcuni eventi che stanno stravolgendo la città ed i propri cittadini nell’ultimo periodo. “Sei al corrente del rischio che corri a chiedermi queste cose mentre ti trovi in Cina?” Sono al corrente, ma forse sto davvero sottovalutando quanto il governo cinese adori il silenzio riguardo a temi molto delicati.

Se in Italia, come nel resto d’Europa, il web impazzisce con commenti molto diretti pronti ad attaccare politici e situazioni che creano disappunto, i cinesi devono ricorrere a dei veri e propri giochi di parole o messaggi in codice per esprimere la propria opinione. Mi piace chiamare questo fenomeno “ribellione silenziosa”. Ogni 4 giugno, anniversario della protesta in piazza Tiannamen avvenuta nel 1989, numeri come il 46 o il 64 o 8964. Questo perché, trattandosi di un evento molto sensibile, si vuole evitare completamente un qualsiasi riferimento. Anche l’album “1989” della famosa cantante Taylor Swift è stato al centro di alcune polemiche in Cina visto che le iniziali della cantante TS potrebbero essere utilizzate per indicare “Tiannamen Square” in particolare abbinandole al nome dell’album, nonché data di nascita della cantante.
I giovani cinesi non sono certo a corto di fantasia per aggirare la censura e spesso usano un linguaggio comune per farlo; ad esempio, la parola “rospo” è stata molto spesso utilizzata per far riferimento all’ex presidente cinese occhialuto Jiang Zemin.
I giovani netizens dicono di utilizzare il web “in modo scientifico” 科学上网 (kē xué shàng wǎng), una frase che allude allo slogan dell’ex presidente Hu Jintao “una concezione più scientifica per lo sviluppo”: avere una rete VPN è un esempio di questo “utilizzo scientifico” del web.
“Bit-by-bit”: molti giovani piano e silenziosamente si stanno ribellando, anche se con dei messaggi in codice che rimangono indecifrabili a chi non conosce questo tipo di nuovo linguaggio dei millennials cinesi. Inoltre, l’aumento di cinesi che conoscono l’inglese ha permesso l’utilizzo di nuovi “codici” per aggirare la censura, che spesso non ha le abilità linguistiche per capire alcune metafore.

Al di là del web, temi delicati dal punto di vista politico sono evitati anche nella quotidianità.  Una mia amica aveva iniziato un progetto di interviste ai residenti di questa zona lontana dal centro città, luogo che ha visto grandi cambiamenti e case smantellate per esser sostituite da immensi complessi condominiali o centri commerciali. Per fare questa intervista la mia amica si era servita dell’aiuto di un ragazzo cinese pratico con l’inglese per tradurre quello che le persone intervistate dicevano riguardo a come è cambiata la loro vita in questa zona: durante questa serie di interviste il ragazzo cinese si è rifiutato di tradurre le parole di una signora, perché trattavano un argomento molto delicato politicamente, questione che tutt’ora è rimasta oscura alla mia amica.

La Cina è piena di contraddizioni. Da un lato, le politiche economiche di Xi Jinping hanno portato ad una crescita della classe medio-alta cinese e anche ad un’apertura verso l’occidente. Dall’altro, la censura ed alcune politiche restrittive sono invece frustranti e limitanti, specialmente per molti giovani cinesi che non riescono più a stare dentro certi limiti imposti dal governo.
Si parla di “freedamn”, 中国特色自由 cioè una sorta di libertà “finta” quasi come una caratteristica cinese o di “smilence” 笑而不语, cioè di sorrisi che nascondo invece un forte senso di frustrazione.

Per questo mi domando se la Cina riuscirà a stare al passo con i tempi e a mantenere i propri cittadini in silenzio, per quanto ancora in molti tratterranno il fiato o si morderanno la lingua prima di parlare?

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