Plastic China

Leggo le notizie dal mio cellulare, al giorno d’oggi sembra essere diventato già il sostituto delle ruvide pagine di giornale il cui profumo d’inchiostro un tempo si mescolava con quello del caffè caldo la mattina: è meno poetico far scorrere il proprio dito indice sulla schermata luminosa dello smartphone, ma senza dubbio molto più pratico. Grazie alla tecnologia d’oggi abbiamo l’opportunità di conoscere ed essere informati su tutto ed immediatamente, questa facilità però è andata a discapito della nostra sensibilità: la grande quantità di notizie ed informazioni che la nostra generazione è ormai abituata a ricevere ogni giorno in tempo reale da ogni angolo del globo ha reso tutti un po’ più insensibili ed indifferenti di fronte a qualsiasi evento, sia drammatico che felice, come se fossimo anestetizzati. Ultimamente ad esempio si sente sempre più spesso parlare del riscaldamento globale o delle gigantesche isole di rifiuti di plastica che galleggiano nel bel mezzo degli oceani ed a volte, me compresa, leggiamo questo genere di notizie senza veramente capirne l’importanza, semplicemente riceviamo queste informazioni e le mettiamo da parte in attesa di riceverne di nuove.
Questa volta è successo qualcosa di diverso ed alcuni recenti articoli mi sono entrati negli occhi e mi sono ronzati in testa per giorni: leggere di Greta Thunberg e la sua lotta contro i cambiamenti climatici e l’inquinamento ambientale sono stati d’ispirazione, non solo per me, ma anche per molti altri ragazzi che si sono mobilitati in massa.
Vivo in Cina da molto tempo, ma non mi ero mai posta il problema di dove andassero a finire i numerosi rifiuti che metropoli come Shanghai producono giornalmente. In Cina non faccio alcun tipo di raccolta differenziata, compro spesso il caffè americano da portar via nei contenitori usa e getta e i frullati alla frutta con la cannuccia di plastica, la mia vita in oriente non è proprio ecologicamente corretta e spesso scuso me stessa dicendo che non è cosa facile comportarsi diversamente in un paese in cui la plastica è la protagonista indiscussa della quotidianità di molti.

Il commercio della plastica
Ad Hangzhou non esiste una vera e propria raccolta differenziata: in Italia sono sempre stata abituata a dividere carta, plastica, organico e così via, mentre qua mi ritrovo a buttar via tutto in un unico cestino. In centro città da pochi anni a questa parte hanno messo alcuni cestini della spazzatura che dividono i rifiuti tra riciclabili e non riciclabili, ma per esperienza so che quasi nessuno rispetta tale divisione, un po’ per ignoranza ed un po’ per disinteresse. L’uso della plastica abbonda, un po’ come nella maggior parte dei paesi del sud est asiatico, ma con la differenza che la Cina è tutt’altro che un paese sottosviluppato.
Dal bar al supermercato è inevitabile comprare e sprecare plastica: ad esempio ogni volta che mi trovo a fare la spesa in un supermercato, noto che la maggior parte degli alimenti sono imballati con strati inutili di plastica, come anche vedo che la maggior parte delle persone non ha l’abitudine di portare una borsa di tela per le proprie compere preferendo invece utilizzare le resistenti buste in plastica del supermercato. La nuova generazione cinese è anche particolarmente pigra secondo me, una pigrizia alimentata da molte applicazioni, come ad esempio 饿了么(ele.me), che offre un efficace e veloce servizio di consegna a domicilio di cibo da asporto: invece di uscire di casa o dall’ufficio per andare a mangiare in un locale o ristorante vicino, in molti preferiscono ordinare on line il cibo che viene recapitato a domicilio dentro contenitori usa e getta di plastica ben imballati in altrettante inutili buste di plastica.
Le grandi metropoli cinesi, come Pechino e Shanghai, sono sempre in perfetto ordine, nonostante la noncuranza della divisione dei rifiuti e l’abbondare della plastica, non ho mai visto luoghi con le strade trasandate o piene di sporcizia perché gli spazzini sono sempre pronti a pulire ogni angolo della città, al mattino e alla sera; quindi mi domando: dove vengono nascosti i numerosi rifiuti che la una città di più di 20 milioni di abitanti produce?
Leggendo vari articoli su internet e chiedendo in giro ad amici e conoscenti cinesi, ho scoperto che i rifiuti vengono spostati dal centro città nelle periferie, trasformando le ampie campagne al di fuori delle città in delle enormi discariche in cui business a gestione familiare si occupano del riciclo. Basterebbe passare un giorno intero a seguire le persone che collezionano le bottiglie di plastica per scoprire dove tutto va a finire. Durante la giornata mi capita spesso di incontrare persone, specialmente anziane, che rovistano nei cestini dei rifiuti cercando bottiglie di plastica, quello che per loro è un lavoro che frutta poco più di 5 euro al giorno. Queste persone raccolgono le bottiglie di plastica per portarle a riciclare, ogni bottiglia vale poco più di un centesimo, li vedo girare sopra alle loro arrugginite biciclette trainando carretti pieni di plastica da portare al punto di riciclaggio più vicino.
Ho anche letto un articolo che parla di una piccola contea al nord della Cina situata nella provincia dello Hebei: la contea di Wen An è famosa per esser il maggior centro di smercio e riciclaggio della plastica in Cina. Fino a venticinque anni fa questo luogo era verde, una bucolica area dedita all’agricoltura che in pochissimo tempo è stata trasformata in una grigia ed inquinata discarica.
Nel 2006 la Cina aveva 60.000 piccoli business familiari dediti al riciclo della plastica, di cui circa 20.000 di questi provenivano solamente dalla contea di Wen An. Per farsi un idea della vita di queste famiglie che vivono dietro il riciclo della plastica consiglio la visione del documentario “Plastic China” del 2016, che rivela il volto della Cina che non è molto noto, come a me non era noto tutto quello che girava attorno ad una semplice bottiglia di plastica.

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Scena tratta dal film Plastic China
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Persona che raccoglie la plastica
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Persona che raccoglie la plastica

 

Fino al 2017 la Cina importava circa il 72% dei rifiuti in plastica mondiali, business molto redditizio perché questi rifiuti potevano essere usati per produrre e rivendere manufatti di plastica riciclata, ma con l’aumento della produzione globale di plastica la quantità dei rifiuti è letteralmente esplosa ed in parallelo la loro qualità media è andata peggiorando, tanto da renderne sempre più difficile e meno vantaggioso il riciclaggio, in particolare per la Cina in cui la sua massiva attività di riciclaggio è costata cara all’ambiente e alla salute dei suoi cittadini. Da Gennaio 2018 la Cina ha posto delle restrizioni sul commercio dei rifiuti in plastica, mandando in tilt molti dei suo principali esportatori, come Europa e Stati Uniti, così creando un’ emergenza nell’emergenza visto che la maggior parte dei rifiuti che non trovano una destinazione vanno a finire in mare o sottoterra.

L’inquinamento atmosferico

La Cina è da molto tempo famosa per gli alti livelli di inquinamento atmosferico: ha subito una grande metamorfosi negli ultimi vent’anni ed è diventata una delle economia mondiali più potenti proprio sacrificando l’ambiente.  Abito in Cina da tre anni, nei giorni in cui l’inquinamento è pesante mi gira la testa, ho nausea e difficoltà a concentrarmi: più di una volta ho pensato di comprarmi un depuratore d’aria, un oggetto molto comune nelle case cinesi. Una delle prime cose che controllo al mattino a parte il meteo è l’inquinamento: esistono varie applicazioni per il telefono che possono indicare la “respirabilità dell’aria” di una città, come ad esempio AirVisual. Quando questa applicazione mostra livelli compresi tra 0 e 50 vuol dire che l’aria è pulita, tra 50 e 100 invece che è accettabile, mentre sopra i 100 significa che l’aria inizia ad essere abbastanza inquinata. In Cina ci sono giorni in cui l’inquinamento viene segnalato a 500 ed anche molto di più. Ho la fortuna di vivere ad Hangzhou, una città molto verde e vicina alle coste, come Shanghai non ha molto spesso un’ elevata percentuale di inquinamento. Quando abitavo a Lanzhou, nell’entroterra cinese, vedevo molto più spesso le persone vestire la mascherina, ed io stessa mi sono trovata ad indossarla: le frequenti tempeste di sabbia della regione che è vicina al deserto del Gobi assieme all’inquinamento rendevano l’aria impossibile da respirare. Ho anche avuto la fortuna di essere arrivata in Cina nel momento in cui questo paese ha deciso di porre rimedio alla situazione dell’inquinamento atmosferico: prima di partire per Lanzhou avevo letto che stavo per recarmi nella città più inquinata della Cina, ma fortunatamente ho riscontrato che si trattava di una notizia di qualche anno fa. Autobus praticamente gratuiti ed elettrici, tante biciclette pubbliche nate con l’esplodere della moda del Bike Sharing ed i limiti al traffico nei giorni più congestionati sono solo alcuni dei miglioramenti che la Cina sta mettendo in atto. Fortunatamente con l’arrivo della primavera il cielo è sempre più blu, i livelli più alti di inquinamento vengono registrati durante l’inverno ed in particolare nelle settimane precedenti al Capodanno Cinese, periodo in cui le fabbriche spingono al massimo la loro produzione prima delle settimane di vacanza nazionale.

Non so quanto potrà essere utile girare con una borraccia invece che comprarsi una bottiglietta d’acqua al supermercato oppure prendere l’autobus invece del taxi, sono  gesti così minimi che dovrebbero sorgere spontanei a tutti, specialmente vedendo quel che abbiamo fatto al nostro pianeta, anche se penso che il vero cambiamento dovrebbe arrivare dai cosiddetti “piani alti”. Abbiamo la possibilità di informarci, come ho detto all’inizio, facciamolo assimilando le giuste nozioni e provando a cambiare quotidianamente in meglio, sarà pur sempre come una minuscola goccia d’acqua pulita in un oceano che tra qualche anno avrà più plastica che pesci.

2 risposte a "Plastic China"

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  1. Durante il mio viaggio a Bali sono stata accompagnata da un ragazzo locale a pescare e avevamo le esche in un sacchetto, di plastica ovviamente. Quando è stata l’ora di utilizzare l’ultima esca il ragazzo ha provveduto ad attaccarla all’amo, poi dopo avermi detto in inglese che erano finite, ha appallottolato il sacchetto e non curante minimamente del gesto che stava per compiere, l’ha gettato alle sue spalle. In mare.
    Io l’ho guardato incredula e mi sono chiesta: l’ha fatto davvero?
    Ma qui stiamo parlando di un paese totalmente diverso, arretrato sotto vari aspetti…mai e poi mai avrei pensato che la Cina fosse capace di quello che hai scritto. Sono sincera, non mi ero mai informata riguardo l’argomento rifiuti, però la cosa è davvero triste..soprattutto nel 2019 😦

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    1. purtroppo anche io fino ad oggi mi ero mai interessata all’argomento rifiuti. il sud est asiatico non riesce a gestire i rifiuti in plastica e Bali purtroppo in alcune zone sembra una discarica a cielo aperto. In Cina funziona come ho scritto, ma dovrei informarmi ancora di più.

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