La dacia: profumo di lamponi e betulla

Il rumore dei passi sulla neve si confonde spesso con il suono delle parole che mi volano accanto, mi sfiorano ma non riescono a toccarmi con il loro significato: il mio livello di russo è molto elementare, conosco poche frasi, il minimo per esprimere alcuni bisogni quotidiani, il resto mi è oscuro ed è la colonna sonora di sottofondo alla mia avventura in Russia. Mi sono allontanata da Mosca la bellezza di 600 km per arrivare a Penza, la città di origine del mio ragazzo, luogo in cui non è facile trovare chi come me sa parlare l’inglese, figuriamoci l’italiano. Non comunico molto e mi limito ad ascoltare suoni, guardarmi attorno ed interpretare le situazioni in cui mi trovo: Penza è una città tranquilla persa nella sua pacata quotidianità, nella quale io sono una novità. Mi piace stare qua, mi piace immergermi in una cultura così lontana dalla mia, come in apnea incapace di parlare o ascoltare ma solo di guardare, con occhi sbarrati, quel che succede in un mondo parallelo lontanissimo dal mio.
La mia immersione nella cultura e lingua russa è solo all’inizio, molte cose mi sono ancora estranee e continuo ad osservare curiosa ed ad imparare, come un bambino piccolo. Qualche giorno fa ho imparato a spalare la neve, fare cumoli e spostarli fuori per liberare la strada e rendere più facile il passaggio verso l’entrata della bellissima “dacia” della famiglia del mio ragazzo, persa nella natura russa. Ho già avuto occasione di vivere la dacia e di capire la sua grande importanza all’interno della cultura russa: è un luogo di riposo dal caos cittadino, una casa di campagna grande, in cui il rumore ovattato dei passi sulla neve diventa così forte da sembrare l’unico suono esistente. La dacia spesso viene vissuta durante i mesi estivi, molti russi amano coltivare il proprio orto trasformando quel pezzo di terreno di loro proprietà in un vero e proprio paradiso verde con fiori e verdura di ogni tipo, mentre in inverno sembra a volte una casetta abbandonata, sommersa di neve e freddo. Alcuno di queste “case vacanze” sono però costruite anche per affrontare le temperature più fredde, dei luoghi molto accoglienti che somigliano quasi a degli chalet di montagna. Se d’estate alla dacia si lavora duramente per mantenere l’orto, estirpare le erbacce e curare i fiori, d’inverno l’unico lavoro duro è quello di spostare la neve fresca dalla strada, tagliare la legna per il fuoco e ripararsi al caldo in compagnia di un buon libro.
Al mio arrivo alla dacia alle 6 del pomeriggio il sole era già tramontato e con la poca luce all’esterno ho spalato la neve lanciandola via proprio come si fanno volare i coriandoli a carnevale, ed era bellissimo vedere come alcuni piccolissimi frammenti restassero sospesi in aria a brillare come brillanti alla luce fioca dei lampioni, solo io la neve e l’ombra delle alte betulle dai rami secchi e congelati dal freddo: sono stata subito pervasa da quel senso di pace tipico della vita alla dacia. Le giornate passano lentamente e sono scandite dai pasti e dal te’ pomeridiano, l’unico vago ricordo dell’estate si trova nel frigorifero dentro casa: interi scompartimenti del freezer d’inverno sono sempre occupati da barattoli pieni di lamponi rossi, mirtilli, more ed altre bacche di cui sono golosa. Credo di non aver mangiato così tanti lamponi in vita mia, in particolare in una stagione in cui è impossibile coltivarli. In Russia se potessero, conserverebbero pure i raggi del sole estivo in frigo, ma si accontentano di pomodori marinati con vodka e zucchero, cetrioli sotto aceto e cavolo marinato insieme a carote e spezie, per non parlare delle marmellate fatte in casa, ottime da mangiare assieme al tè caldo, anche questo fatto con infusi di erbe e fiori ricordo ormai di un’estate lontana. Le giornate trascorrono tra lamponi e libri, e mi piace nascondermi in un luogo in cui le responsabilità sembrano davvero lontane anni luce, e questo è facilitato da una pessima connessione internet.
Alla dacia credo di aver sperimentato quelle che sono le vere tradizioni russe, come la tipica bania o meglio nota come sauna russa. La sauna russa è molto diversa da quella più diffusa in Europa, cioè quella finlandese. La bania russa non è secca e non raggiunge temperature altissime, è molto umida e le sue temperature non superano i 70 gradi centigradi. La bania del mio ragazzo è una casupola adiacente alla dacia, fatta con grandi tronchi di querce secolari, ha un aspetto suggestivo, specialmente in inverno sotto la neve. Il mio ragazzo si vanta spesso della secolare tradizione della bania in Russia, quando nel XVII secolo in Europa specialmente in Francia si inventavano profumi per coprire i male odori della poca igiene personale, in Russia anche durante le stagioni più fredde la pulizia personale era al top proprio grazie alla bania. Le due sale all’interno di questa casetta di legno profumano di betulla e di tiglio: la prima stanza ha una stufa che serve a riscaldare la seconda che è la vera e propria bania, dove vi sono delle pietre particolari, provenienti dalla catena montuosa degli Urali. Proprio buttando dell’acqua tiepida su queste pietre la temperatura all’interno aumenta, sprigionando vapori caldi che quando raggiungono i 70 gradi sembrano quasi bruciare la pelle. La bania deve esser fatta completamente nudi, vestendo solamente un particolare cappellino di lana per proteggere dalle alte temperature la testa, non si può stare all’interno per più di 10-15 minuti, per questo si entra e si esce per rinfrescarsi e per bere un tè assieme a del miele per stimolare la sudorazione e poi rientrare, e questo ciclo si può ripetere anche per 5 volte, senza esagerare visto che la pressione sanguigna si alza molto durante questo processo. Adesso non mi stupisce sapere che i russi dopo 10 minuti di bania a 70 gradi si gettano nella neve o dentro laghi ghiacciati per abbassare la temperatura , visto che la pelle sembra davvero prendere fuoco specialmente quando si utilizzano i rami secchi e le foglie di betulla o di quercia inumidite per aumentare la temperatura corporea, sbattendole con forza come delle fruste sopra il proprio corpo.
Dopo la bania mi sento sempre rilassata, un po’ assopita come dopo qualche bicchiere di vino. Il viso è morbido e liscio: la bania ha molti benefici per la pelle e non solo, anche per il sistema cardiovascolare e per curare un brutto raffreddore.
La bania stimola l’appetito, e pronto ad aspettarmi dopo un bella doccia c’era il tradizionale “shashlyk”, cioè degli spiedini di carne cotti al barbecue, una vera delizia, morbidissimi perché lasciati marinare per almeno 24 ore con cipolle e pepe. Sarà che vivo la Russia in vacanza assieme al mio ragazzo, coccolata e viziata dalla sua famiglia, ma ormai ho questa sensazione di casa e di un caldo abbraccio ogni volta che arrivo a Penza per le vacanze invernali.
Proprio questo senso di torpore è stata la coronazione della mia giornata alla dacia, sommersa nella cultura russa e nella voglia di conoscere sempre di più qualcosa che piano piano si sta facendo sempre più familiare.

Bania style : cappellino di lana e rami secchi di quercia

 

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