Tre mesi in Cina e grandi esperienze di vita: la lettera di Gianna

Quando lo scorso Dicembre mi sono messa in testa di iniziare a raccogliere le storie di italiani in Cina ero poco sicura di riuscir a portare avanti un progetto così ambizioso. Come mio solito mi sono buttata giù chiedendomi chi mai avesse la voglia o il tempo di scrivere a me della sua esperienza in Cina da italiano. Ho scritto a molte persone ed in tante mi hanno risposto “Ma a che cosa ti serve?” oppure “Ah interessante, ma sono troppo impegnato/a per aiutarti.” Era così difficile trovare qualcuno disposto a raccontarsi ad una perfetta estranea, come era difficile spiegare il motivo per cui avevo in testa questa idea, visto che non lo faccio per soldi o altro ma semplicemente perché mi piace scrivere e condividere la mia storia, ma anche ascoltare le storie altrui. Insomma prima della mia partenza per l’Italia a Natale ero molto abbattuta perché come al solito aspettavo che tutto accadesse in un solo giorno, e proprio nel momento in cui ero quasi pronta a lasciar perdere il mio progetto Gianna mi ha scritto una email. Anche se felice di vedere le prime risposte, ho comunque deciso di lasciar riposare il tutto rimandando al 2019 questo progetto, capendo che queste sono idee che necessitano di tempo per maturare e crescere. Eccomi di nuovo qua, rilassata dopo delle belle vacanze natalizie a casa e pronta a scrivere ed ascoltare le avventure di altri che come me hanno avuto un esperienza in Cina. Tornando alla mail di Gianna, è stato un piacere leggerla e vedere come solo tre mesi di vita in Cina possano davvero portare ad emozioni forti ed esperienze che non si farebbero forse nel corso di un intero anno a casa propria. Per lei tre mesi in Cina non sono stati abbastanza, un po’ in questo la capisco ricordandomi che prolungai proprio per questo motivo di un semestre la mia prima esperienza in Cina nonostante avessi ancora alcuni esami e la tesi da preparare per finire il mio percorso a Ca’  Foscari. A volte mi faccio prendere troppo dalla nostalgia e dai ricordi, ma questa email mi ha ricordato il lato bello, l’emozione di vedere nuovi luoghi e far parte, anche se per poco, di un altro universo, lontano e magico proprio per questo motivo. Un’esperienza di studio o di lavoro all’estero apre la mente, ma anche il cuore. Ecco la lettera ricevuta da Gianna.

Comincio con alcune parole chiave: serenità, curiosità, casa.

Per finire un master sull’internazionalizzazione delle imprese che stavo facendo in Italia, dovevo fare un tirocinio di tre mesi e sono stata io quella che ha specificatamente chiesto di farlo in Cina. La richiesta è stata accettata a patto che andassi a fare l’insegnante di italiano invece che lavorare in azienda (cosa che posso fare perché sono laureata in lingue). Poco male, insegnare è sempre stata la mia seconda grande passione.

La Cina per me è stata fin da subito una grandissima sorpresa. Ho passato i primi giorni da sola a Wenzhou per poi trasferirmi ad Hangzhou. Già a Wenzhou, nonostante sapessi pochissimo la lingua e nonostante fossi ovviamente in una cultura completamente differente dalla mia, mi sono sentita a casa. Molto dipende dal carattere ovviamente; per quanto mi riguarda, sono una persona molto molto curiosa, adoro affrontare gli ostacoli con serenità e amo l’incontro tra culture. Lo amo così tanto che spesso non provo nemmeno a guardare le altre culture da fuori, ma cerco subito di buttarmici dentro e cercare di essere “loro” (quando è possibile, s’intente).

Già fin dai primi giorni ho capito che molti cinesi sono davvero disponibili, soprattutto quando ci si entra in confidenza. A volte sono capaci di certi gesti che forse mai riceverei in altri luoghi.

Immagino che partire con il piede giusto aiuta a migliorare la qualità dell’esperienza, perché anche a Hangzhou, dove ho insegnato, sono stata davvero bene. Mi sono sentita lontano da casa ma allo stesso tempo a casa. 
Non sono una persona mattiniera ma nonostante mi svegliassi sempre prestissimo, ero sempre serena e rilassata. Ho legato con cinesi e con stranieri. I primi mi hanno dimostrato che quando gli apri il cuore, sono davvero disposti a volerti bene per davvero, anche se hanno modi strani di dimostrarlo. Hanno sicuramente dovuto sopportare molto di me, visto che per esempio ho portato la moka in ufficio e ogni mattina alle 9 mi facevo il caffè riempiendo la stanza di quel profumo che forse a loro non piaceva così tanto!

Il mio rapporto con i foreigners invece è stato differente ma altrettanto speciale: ho legato soprattutto con 3-4 persone (Venezuela, Uganda, Filippine, Ucraina), alcune conosciute fuori dal contesto lavorativo, e ci siamo aiutati molto a vicenda. Si sono creati dei rapporti davvero speciali, basati sulla sincerità e sull’essere se stessi. Perché alla fine andare all’estero porta (quasi sempre) le persone a mostrarsi per quello che sono, senza molte maschere, e ciò fa sì che si creino legami sinceri.

Infine, sono riuscita anche a continuare a fare il mio sport che è il calcetto femminile. Grazie a WeChat mi sono sentita con delle ragazze che, come me, volevano giocare a calcio e abbiamo creato una squadra! E’ stato bello vedere come anche gli sport possano unire le ragazze cinesi a quelle straniere. Si trattava di un gruppo davvero multietnico: dalla ragazza cinese che non parlava inglese, alla ragazza araba che giocava con il velo! Per andare ad allenarmi facevo un’ora di viaggio ma lo facevo davvero volentieri.

In tutto questo sono riuscita a mantenere un contatto sano con il mio ragazzo e con i miei amici, ma non è la prima esperienza all’estero che ho fatto quindi ci siamo tutti abituati.

Ovviamente ho incontrato anche delle difficoltà, ma quando si sta bene si riesce a superarle con serenità e tranquillità, senza scoraggiarsi ma anzi, a volte ridendoci su.

Tre mesi sono pochi, troppo pochi. Me ne sono tornata in Italia contenta di rivedere il mio ragazzo e i miei cari, ma con un vuoto dentro che non avevo ancora finito di riempire. La Cina mi manca tutti i giorni e vorrei tornarci a vivere per riuscire a starci abbastanza tempo da vivermi anche tutti i lati negativi dell’esperienza, perché mi rendo conto che i primi mesi sono sempre i più facili. La parte difficile è quando da novità diventa tutto routine.

Dopo questa email lunghissima (non odiarmi), credo di poter rendere l’idea su cosa mi sono portata a casa da quest’esperienza raccontandoti due cose:

  • Il giorno della mia partenza mi sono diretta verso il gate della scuola con la valigia in mano, da sola (ormai avevo salutato tutti). Arrivata al cancello, ho scoperto che i miei colleghi cinesi e stranieri si erano messi d’accordo per farmi una sorpresa e farsi trovare tutti insieme là a salutarmi calorosamente, cosa che non avevano mai fatto con nessuno. Una mia collega cinese ha pianto e mi ha fatta commuovere a mia volta. Emozioni indimenticabili.
  • La mia squadra di calcetto cinese, dopo la mia partenza ha deciso di iscriversi in un campionato; per dimostrarmi che continuerò a far parte della squadra, anche se da lontano, hanno fatto fare un completino in più per me e stanno cercando il modo di spedirmelo in Italia!

Spero di esserti stata utile, mi spiace che tu senta molta nostalgia… Purtroppo non so come vivrei io al posto tuo perché due anni sono tanti e non ho ancora mai avuto modo di mettermi alla prova. Però stare dall’altra parte del mondo per così tanto tempo è da pochi e sicuramente ti stai creando un bagaglio di esperienze unico e non indifferente!

Ammiro le persone come te, perciò ti faccio i complimenti!

Un saluto caloroso,

Gianna.

Cara Gianna, ti ringrazio per la bellissima email ed ho un ultima domanda: hai una foto che rispecchia a pieno i tre mesi trascorsi qua in Cina?

Sì, è una foto con una bambina. Rispecchia il mio modo di essere e anche tutta la mia esperienza in Cina: felice e piena di condivisioni. Si possono condividere molte cose: un’emozione, un viaggio, la stanchezza, la voglia di conoscersi. La foto racchiude tutto ciò, durante un viaggio in metro. La madre non aveva trovato nessun posto a sedere ed era stanchissima di tenere la figlia in braccio dopo 20 minuti di metro. Giocando con la bambina, ci siamo divertite facendo in modo che il tempo scorresse più in fretta per tutti, ma soprattutto per la madre!

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