Come mi sono innamorata di Bali

I miei viaggi verso casa ricordano sempre le avventure di Ulisse di ritorno ad Itaca: non ci metto anni a rientrare in patria, ma allungo sempre un po’ la strada in cerca di avventure e sirene tentatrici.
Ho ancora il profumo dell’oceano indiano sulla pelle e ripenso a Bali, la Calipso che mi ha rubato il cuore e che per poco non mi convinceva a restare. Il richiamo delle radici è però stato molto più forte delle seduzioni di questa isola dell’arcipelago indonesiano, ma probabilmente il richiamo verso casa non era altro che il brontolio del mio stomaco che voleva una bella pizza margherita.

Ho visto il film “Mangia Prega Ama” almeno 4 volte, adoro Julia Roberts ed in particolare mi piace il personaggio che interpreta in questo film: scrittrice in cerca di se stessa, viaggiatrice e buona forchetta, personaggio nel quale mi rispecchio (in particolare per l’amore per il buon cibo), e così ispirata dal film ed anche dal libro da cui è tratto ho deciso di passare da Bali prima di rientrare in Italia ad ingozzarmi di gelato proprio come la Roberts. Il periodo perfetto per passare una bella vacanza su questa isola poco sotto l’equatore è quello tra Luglio e Settembre: la stagione delle piogge è ancora lontana e non c’è quel caldo afoso che trasformerebbe una rilassante vacanza in una sauna a cielo aperto. Ammetto che sono atterrata a Bali cercando la classica vacanza trascorsa a friggere sotto il sole sorseggiando deliziosi cocktail di frutta in riva al mare, ma ho scoperto che era meglio ronzare con il motorino lontana dalle coste.

Stessa spiaggia, stesso mare
Sono stata a Bali 10 giorni alternando il relax al mare alle avventure in stile Indiana Jones: durante la mia permanenza ho visitato molte spiagge andando comunque a rifinire sempre nella solita. Devo essere sincera, il mare di Bali non tra i più belli: le onde altissime rendono le coste balinesi la meta preferita dei surfisti di tutto il mondo. Le onde blu dell’oceano indiano mi sono costate un bel paio di occhiali da sole, e la tavola da surf non l’ho nemmeno toccata per non rischiare pure di perdere una gamba data la mia poca agilità in qualsiasi genere di attività sportiva. La spiaggia più snobbata dai surfisti, ma avamposto degli alberghi più lussuosi dell’isola è quella di Nusa Dua: la sabbia chiara, le palme, la pace di questo litorale a sud est dell’isola ed un ottimo frullato alla papaya, nonché la spiaggia in cui ho trascorso gran parte della mia vacanza facendo amicizia con la solare barista del baracchino dei frullati alla frutta.
Il mio Air Bnb si trovava nella zona più turistica dell’isola, ormai colonizzata da australiani biondi, abbronzati ed armati di tavola da surf: la zona di Jimbaran ha da tempo venduto la sua anima balinese al turismo di massa con le strade super trafficate ed i negozi di souvenir, ma per trovare la vera essenza di Bali non bisogna allontanarsi troppo, con un semplice motorino è facile raggiungere paesaggi mozzafiato e non ancora invasi dal turismo.

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Il cuore di Bali
Non mi sono innamorata di Bali per le sue spiagge, ma per l’anima che si cela dietro a quello che ha reso quest’isola una delle mete più turistiche al mondo. Basta allontanarsi dalla costa e dal traffico delle strade strette di Jimbaran e Nusa Dua per perdersi nel cuore della giungla e delle risaie. Per muoversi è necessario noleggiare uno scooter: le strade sono piene di questi ronzanti veicoli tanto quanto una fetta di prosciutto in spiaggia è assalita da sciami di rumorose vespe. Il mio ragazzo non aveva mai guidato un motorino in vita sua e la mia non proprio leggera presenza alle sue spalle aggrappata come una cozza su uno scoglio non ha certo reso le sue performance sulla strada più agevoli: nonostante tutto, senza il nostro bianco scooter Honda la nostra vacanza a Bali non sarebbe stata la stessa. Abbiamo percorso più di 600 km su quel motorino bianco: questi interminabili e stancanti viaggi sono stati la parte migliore della vacanza perché mi hanno regalato la preziosa occasione di poter ammirare paesaggi immersi nel verde delle risaie e villaggi persi nel nulla fermi alla bellezza di 50 anni fa.
Ubud è il villaggio dell’entroterra più famoso dell’isola ed anche il primo che abbiamo visitato durante il secondo giorno di avventure a Bali: armati di navigatore siamo riusciti a raggiungere la foresta delle scimmie, nel cuore di questo villaggio. Se in aperta campagna toscana ci sono cartelli che mettono in guardia da cinghiali o cervi che attraversano la strada, a Bali i cartelli ti mettono in guarda dalle scimmie che possono aprirti lo zaino e rubarti il passaporto. Le scimmie dalla lunga coda balinesi sono dispettose, furbe e pure vendicative: non sono aggressive, ma i cartelli suggeriscono di non guardarle dritte negli occhi perché potrebbero prendere il vostro sguardo come un segno di sfida. Terrorizzata dalle scimmie mi sono inoltrata nella foresta vivendo in uno scenario degno da film di Indiana Jones (non a caso avevo la celebre colonna sonora che mi rimbombava in testa ogni volta che attraversavo un ponte di pietra sommerso tra le liane di qualche albero secolare).
Non sono stata derubata da nessuna scimmia, ma ho visto qualche furba scimmietta scappar via con un portafoglio inseguita da un turista cicciottello e sudato che voleva indietro le sue carte di credito!

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Roccaforte induista
Gli scenari da indiana Jones a Bali sono moltissimi, tanti quanti i templi presenti sull’isola: Bali conta più di 20.000 templi induisti.
A differenza delle altre isole dell’arcipelago indonesiano in cui la religione prevalente è l’islam, Bali pone le basi della sua cultura nella religione induista, arrivata dall’india moltissimi secoli fa. Mi ha colpito in particolar modo la spiritualità di molti luoghi nascosti nella foresta o persi nel verde delle risaie: è praticamente impossibile non imbattersi in una delle numerose cerimonie religiose balinesi. Al mattino e alla sera i balinesi si recano a pregare vestendo il tradizionale sarong, una sorta di pareo colorato utilizzato sia dagli uomini che dalle donne per entrare nei templi e per pregare, montano in sella ad un minuscolo motorino in cui il guidatore cerca di mantenere un precario equilibrio trasportando la moglie con una cesta di fiori sulla testa ed i figli, tutti rigorosamente senza casco. La forma particolare di culto induista a Bali ha assimilato anche molte influenze di tipo buddista dando vita ad una professione religiosa ben diversa da quella indiana, che si manifesta nella vita quotidiana e pubblica e che influenza profondamente le abitudini, gli usi e i costumi locali.
Girare in motorino nei piccoli villaggi vicini a quelli di Ubud mi ha fatto assaggiare la spiritualità e l’armonia balinese e nella mia memoria tutto prende un colore caldo, tra l’arancione dei fiori ed il rosso ocra di alcuni templi.
Davanti le abitazioni i negozi e i ristoranti vengono posti dei cestini fatti con foglie di banano contenenti fiori profumati ed altre erbe di vari colori, ognuno dei quali corrispondenti ad una divinità. Assieme ai fiori vengono poste delle piccole offerte, come riso o monete accompagnate da preghiere, canti ed incenso. La religione è molto importante nella cultura balinese, una delle esperienze più belle vissute sull’isola è stata quella al tempio di Pura Tirta Empul, a pochi passi dalle immense risaie verdi patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Questo tempio è molto frequentato dai locali per la sorgente di acqua sacra che purifica il corpo e l’anima di chi vi si immerge: un ora di processione dentro l’acqua e di abluzioni ad ognuna delle fonti dalle quali l’acqua sgorga, dedicando preghiere e doni alle divinità. Il mio ragazzo ha deciso di tuffarsi mentre io più infreddolita ho deciso di scattare foto e godermi l’esperienza spirituale dall’esterno: non so se una purificazione è avvenuta nel suo caso ma quel bagnetto in acqua gelida gli ha procurato un bel mal di gola.
Ho visitato anche i templi di Pura Uluwatu, di Goa Gojah e di Gunung Kawi: una piccola selezione dei bellissimi templi che si trovano sull’isola, persi nella natura e nella loro bellezza che dura da secoli.

A Bali si mangia bene
Sarà che dopo la Cina mi sembra di mangiare divinamente ovunque, ma a Bali si mangia veramente bene e con gusto: trattandosi sempre di cucina orientale il riso è un protagonista indiscusso, ma adagiato su larghe e verdi foglie di banano accompagnato da carne e verdure insaporite al cocco i piatti hanno un fascino esotico ben distante da quelli mangiati e rimangiati in Cina.
La risposta ad uno stomaco che brontola è un vecchio e caro Warung: Warung significa ristorante, e potrebbe essere associato alla nostra concezione di taverna. Solitamente questi posti a Bali sono spazi all’aperto che servono cibo tipico balinese ad un prezzo irrisorio. Questo genere di locale si trova ovunque, ed è generalmente frequentato dalla gente del posto, apre fin dal mattino e generalmente chiude verso le dieci di sera ed offre un buffet di verdure, carne e pesce da accompagnare con del riso. Nonostante l’aspetto spartano di alcuni Warung, il cibo è generalmente ottimo e curato ovunque, a Bali non ho mai mangiato male in nessun ristorante.
Tra i piatti tipici balinesi consiglio di assaggiare  il Nasi Campur che è un piatto di assaggi di varie pietanze a base di carne e riso, servito su delle verdi foglie di banano e condito con delicate spezie e latte di cocco. Il mio piatto preferito balinese è il Gado Gado, un semplicissimo piatto di verdure bollite, tofu e tempeh condito con una deliziosa salsa alle arachidi che crea uno stuzzicante contrasto tra dolce e salato.
Non si può andare via da Bali senza aver mangiato almeno una volta un bel pesce fresco cucinato alla brace: il mercato del pesce di Jimbaran è molto suggestivo, in particolare alla sera sulla spiaggia di Jimbaran è possibile mangiare del bel pesce alla griglia sulla spiaggia immersi in un’atmosfera magica al lume di candela e col sottofondo musicale dei “mariachi” balinesi che strimpellano perfettamente alla chitarra pezzi di Santana.
Oltre ad essere buoni i piatti balinesi sono pure incredibilmente “instagrammabili”.Al mio arrivo avevo il terrore di non riuscire a trovare qualche cosa per colazione, visto che il pesce alla brace non è proprio l’ideale appena svegli, ma con mia sorpresa sono riuscita a scovare numerosi piccoli bar con ottimi frullati alla frutta, pancakes alla banana, smoothie bowl e muesli con lo yogurt.
La colazione è da sempre il mio pasto preferito anche se generalmente a casa mi accontento di un abbondante tazza di caffellatte e cereali esteticamente non bella da fotografare: a Bali invece ho potuto gustare delle bellissime smoothie bowl sia con gli occhi che con il palato.

Ho quasi sempre fatto colazione nel solito caffè che ho scovato casualmente una mattina sulla strada verso la spiaggia di Nusa Dua: il sorriso accogliente e dolce delle giovani cameriere, il profumo dei pancake soffici e dolci ed in particolare la presenza due italiani seduti ad un tavolo a bere un caffè sorprendentemente buono ed a parlare di calcio e politica mi hanno fatto infatuare di questo piccolo locale, accogliente e subito molto familiare, forse anche perché all’estero sono sempre in cerca di abitudini e situazioni che mi facciano sentire un pochino a casa.
Solamente l’ultimo giorno di vacanza ho scoperto che uno dei due signori seduti sempre al solito tavolo a mangiare pane, marmellata e nostalgia dell’Italia era il proprietario. Sposato con una delle cameriere aveva trovato la sua dimensione a Bali, a pochi metri dalla spiaggia in un isola che non vede mai l’inverno: un paradiso da cui evadere almeno ogni sei mesi, per tornare a casa. Conosco bene quella necessità di tornare indietro alle proprie radici, di tornare a vivere quella monotonia che avevo tanto detestato durante gli anni del liceo e che invece oggi, con il passare del tempo, ha per me un sapore diverso, dolce e nostalgico.

I balinesi solitamente pongono due domande ai turisti che incontrano: da dove vieni e dove stai andando, due domande banali apparentemente ma che mi lasciano sempre disarmata. Sono nata in Italia, ma vengo dalla Cina, sto tornando il Italia per poi tornare di nuovo in Cina. Non mi è facile rispondere, sono italiana ma anche cittadina del mondo, sono senza dimora fissa ma con un passaporto che mi ha aperto molte porte.

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