Vivere in Cina significa adattarsi ai cambiamenti

Fin dalle 6 del mattino l’aria di Hangzhou è irrespirabile a luglio, qua non esiste quella leggera brezza estiva mattutina che sembra regalare un po’ di sollievo dall’estenuante caldo estivo. Camminare con scatoloni in mano e pesanti zaini in spalla in questo periodo dell’anno è veramente una tortura: eppure sono qua, a fine anno con una marea di scatoloni e troppi ricordi. Il mio primo anno ad Hangzhou è ormai al termine, è passato in un lampo e allo stesso momento mi sembra di non essere in Italia da una vita.
Ultimamente ho cercato di evitare di starmene in camera, una stanza che pian piano ha perso la sua anima tornando a quel grigiore iniziale di quando aprii la porta alla mia nuova vita in Cina. I cambiamenti mi sono sempre piaciuti, viaggiatrice quale sono fare e disfare le valige è ormai un abitudine, ed assieme alla mia famiglia ho affrontato già la fatica di alcuni traslochi. La mia vita è piena di cambiamenti e di nostalgia: anche questa volta inizio a vivere nuovamente nei ricordi. Le pareti di questa stanza hanno molto da raccontare, come ad esempio le festicciole con gli amici, le colazioni assieme al mio ragazzo e le birrette sul terrazzo con una bella ciotola di guacamole e la bocca piena di mille discorsi sconclusionati, ma belli. Adesso è vuota, ed è stato così veloce radunare in qualche scatola un anno di vita in Cina. Presto la ditta dei traslochi si porterà via pure il frigorifero, sperando lo faccia in tempo prima del mio volo verso Lanzhou, per un altro tuffo nei ricordi. Sono seduta su un materasso che, coperto dalle lenzuola, mi ero dimenticata di quanto fosse vecchio: secondo una tipica tradizione russa, prima di ogni viaggio mi metto a sedere in silenzio per qualche secondo. La luce dentro la mia stanza è sempre stata così bella, le folte chiome degli alberi vicini disegnano bellissimi giochi di luce ed ombre sulle pareti e finalmente mi sento pronta ad andare chiudendo la porta alle mei spalle lasciando polvere e ricordi.
Vivendo qua ho capito che la Cina è il paese dei cambiamenti, cresce senza mai fermarsi distrugge e crea senza tregua: non ci sono ferie o giorni di vacanza, spesso i muratori lavorano di notte per costruire edifici nuovi. Il vecchio è sostituito dal nuovo, e tutto avviene con una tale velocità che lascia spesso disorientati: Shanghai meno di venti anni fa non era quella metropoli che è oggi, così come il dormitorio dove ho vissuto per quest’anno probabilmente già a settembre sarà trasformato in un albergo a cinque stelle. Il mio ragazzo mi ha detto che Lanzhou è cambiata tantissimo nell’ultimo anno, ed è una città interessante se si vuole essere partecipi di una veloce evoluzione di un posto che fino a poco fa era sottosviluppato. Ho capito che in Cina non è facile a volte crearsi delle abitudini: nella zona del mio nuovo dormitorio prima c’era un immenso quartiere di ristoranti e negozietti in cui alcuni dei miei amici pratici del posto si recavano in pausa pranzo, ed adesso è un mare di macerie pronto ad essere sostituito da un immenso centro commerciale. Dall’oggi al domani il negozio dietro casa può scomparire senza preavviso, così pure la lavanderia di fiducia o il fruttivendolo con le mele più dolci. Mi ritengo fortunata di esser nata in un paese in cui la nostra cultura cresce e si aggrappa proprio alle tradizioni e alle abitudini: chiedere “il solito” al bar sotto casa da una vita, o farsi metter da parte ogni giorno due fettine di carne dal macellaio di fiducia sono lussi che chi vive nelle grandi città in rapida in evoluzione non può avere. Tornare a casa fa sembrare tutto così diversamente uguale: le solite facce ed i soliti posti, i soliti caffè al bar ed i soliti spritz con patatine alle 6 del pomeriggio, tutto così uguale a prima e così diverso da quello a cui mi sono abituata.
Non sono sicura di esser capace di metter radici da qualche parte, sono sempre pronta ad esser sradicata dal terreno per esser piantata altrove: ho iniziano i miei studi in Cina a Lanzhou, per poi spostarmi ad Hangzhou (città che, nonostante l’assonanza del nome, sono profondamente diverse), ed adesso mi trovo a dover muovere mille cose in un altra parte della città, che è così grande da poter esser considerata davvero un’ altra località. Dalla zona più turistica dove ho vissuto finora, in cui la maggior parte delle attività sta chiudendo a causa dell’aumento dei prezzi degli affitti, inizierò una vita più in periferia ed ancor più sommersa dal verde tipico della regione dello Zhejiang, zona in piena evoluzione che ben presto sarà collegata con la metropolitana al resto della città, tutto con una velocità ed una efficienza che in Italia ci possiamo solo sognare. Mi manca l’Italia con i suoi movimenti lenti, così sinuosa e sensuale d’estate specialmente alla sera quando, sia nelle città che nei piccoli borghi, tutti come chiocciole mettiamo la testa fuori casa per uscire lentamente in piazza a prendere un bel gelato dopo la calura della giornata. La Cina corre, altrimenti come potremmo spiegare la sua scalata economica così veloce? La Cina corre e pure io stento a starle dietro, spero solo a questo punto di aver almeno perso qualche chiletto di troppo correndo, no?

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