Il mio arrivo in Russia

In Russia ci sono le qualità di tè migliori, con aromi del bosco che ti avvolgono in una calda atmosfera. Il tè del dacha, tipica casa vacanze in campagna russa, è uno dei miei preferiti: l’ho scoperto la scorsa estate e lo sto riassaporando ora nell’atmosfera invernale. Un tè caldo può davvero salvarti la vita quando ti trovi a per la prima volta a sperimentare l’inverno continentale, e se il tè viene corretto con un po’ di cognac diventi tutto un fuoco.

Il mio arrivo in Russia è stato come l’inizio di una bella fiaba: l’atterraggio a Mosca in un atmosfera ancora natalizia mi ha fatto credere di vivere in un bel sogno. La Piazza Rossa è ancora piena dalle mille luci  ed alberi di natale rimasti dai festeggiamenti dell’ultimo dell’anno e del Natale ortodosso. Un enorme villaggio di babbo natale occupa l’intera piazza che si affaccia davanti il Cremlino e camminando si viene colpiti da tiepidi aromi alla cannella. Nel giro di poche ore ho pattinato un po’ impacciata sulla pista da pattinaggio più bella e più suggestiva del mondo e mangiato in un ristorante in pieno stile sovietico dei buonissimi varenyki, una variante russa dei ravioli . Il mio viaggio dalla Cina fino in Russia sembra esser stato anche nel tempo: di colpo mi sono sentita come in una vecchia foto ingiallita, specialmente nella calda atmosfera delle metropolitane di Mosca in cui la luce dei neon dipingono i volti delle persone di un colore nostalgico. Nessuno guarda lo schermo di un cellulare, un buon cittadino russo durante il tragitto in metro trascorre il tempo leggendo un buon libro od un giornale: di colpo mi sono ritrovata in un epoca passata, e non ci vuole tanta fantasia visto che le gallerie sotterranee di  Mosca sono dei veri e propri musei d’epoca, con immensi candelabri e sculture centenarie.

Il vero inverno Russo lo sto sperimentando solo adesso dopo la parentesi fiabesca di Mosca e dopo aver preso un treno per Penza, la città Natale del mio ragazzo a 600 km da Mosca. Penza è decisamente più fredda della capitale Russa: sono stata accolta a Penza da un freddo vento e da un termometro che segnava 17 gradi sotto zero avvolta da un giacchetto non abbastanza spesso. Ho visitato Penza la scorsa estate, ma la Russia d’estate e la Russia d’inverno sono due paesi completamente diversi. Tutto è bianco e silenzioso: camminando si sente solamente il proprio respiro che combatte contro il vento gelido ed il rumore degli scarponi sulla neve. Devo ancora abituarmi a questo freddo, spesso rientro a casa con i piedi completamente congelati e doloranti dal freddo ed ho il timore di perdere in naso per strada a causa del vento tagliente del nord.  Guardandomi attorno credo di esser la sola a soffrire il freddo: mi sento come un animale fuori dal proprio habitat, i russi camminano tranquilli avvolti elegantemente dalle loro pellicce e colbacchi, sciano nella foresta e vanno a fare pattinaggio sul ghiaccio al laghetto mentre io goffamente cerco di muovermi sui marciapiedi ghiacciati imbacuccata come una befana.

Penza è una cittadina molto piacevole, ma non proprio frequentata da turisti: ancora una volta mi sento mi sento come un animale esotico in uno zoo, nessuno parla inglese a parte il mio ragazzo, che oramai è diventato in mio traduttore personale. Penza mi piace, credo sia la città perfetta in cui trascorrere la propria infanzia ed adolescenza: puoi scegliere di andare a pattinare sul ghiaccio, fare sci di fondo nel bellissimo bosco in cima alla collina, oppure andare al cinema o fare snowboard sulla collina dall’altro capo della città. Penza è piccola per le dimensioni russe, ma si tratta di una cittadina più grande della mia cara Firenze.

Un altra attività invernale tipica russa è la banya, cioè la sauna in versione Russa: alla dacha della famiglia del mio ragazzo l’atmosfera è davvero rilassante e piacevole, specialmente dopo una calda banya mentre fuori nevica. La dacha ha quel sapore di casa di montagna, immersa nella natura e fuori dal caos della città. Solitamente i russi dopo la  banya, che arriva ad una temperatura al di sopra dei 70 gradi centigradi, si tuffano nella neve o fanno il bagno in qualche lago ghiacciato: io mi sono limitata a guardare dalla finestra il mio ragazzo tuffarsi nella neve con la pelle tutta arrossata, per me già uscire di casa senza sciarpa è già estremo.

Sono arrivata da pochi giorni e mi sono già slogata una caviglia scivolando da un marciapiede ghiacciato, per ora spero di non arrivare a casa in Italia che assomiglio ad Olaf del cartone animato Frozen: la mia educazione siberiana è solamente iniziata.

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