Camilde passione supermercato (versione Cina)

“Ma in Cina che cosa mangi?” oggi voglio rispondere alla domanda che mi viene fatta più spesso e sfatare alcuni falsi miti, come il riso tutti i giorni ed il filetto di cane per cena. In Cina si mangia a tutte le ore, ci sono più ristoranti che negozi e se alle quattro ti viene quel languorino da metà pomeriggio non è difficile trovare dei noodles caldi dietro l’angolo.

Andare a mangiare fuori qua non costa molto, in media con circa 3 euro al giorno ( se non ho esigenze particolari) pranzo e ceno,  ma mangiare con poco tutti i giorni fuori ha i suoi pro e specialmente contro per chi non ha lo stomaco tanto abituato alle delizie cinesi. Per evitare di mangiare sempre noodles e ravioli mi sono procurata un fornello ad induzione elettrico sul mio caro amico Taobao ed allestito una piccola cucina abusiva tra le pareti della mia stanza.  Ma dove procurami le mie tanto amate verdurine? Il mio odi et amo per andare a fare la spesa è diventato un vero e proprio studio socio-culturale all’interno dei supermercati di tutto il modo. “Siamo ciò che mangiamo” diceva il filosofo Ludwin Feuerbach: non potete immaginare quante cose si possano capire di una cultura di un altro paese solamente visitando i supermercati. Non a caso, uno dei miei hobby preferiti è analizzare la spesa delle altre persone davanti a me alla cassa: posso capire chi è single, chi ha famiglia, chi è malato dello sport e di una dieta iper-proteica, chi ha intenzione di fare un festino alcolico, chi è vegano e chi non ha la più pallida idea di come si faccia un semplice uovo al tegamino. Non so cosa la gente possa “leggere” nella mia spesa da studentessa italiana in Cina, magari potrebbe solo intuire la confusione che ho in testa e la strana alimentazione a base di carote, avocado e  tofu che sto portando avanti in questi giorni.

Qua ad Hangzhou, con mia grandissima gioia,  ho trovato un Carrefour, una nota catena francese di supermercati, anche se di francese questo Carrefour ha proprio poco.
All’interno il primo impatto è quello con “l’oggettistica inutile”: tutto è di un colorino pastello così carino che è quasi impossibile resistere dal non buttar via soldi in qualcosa di estremamente inutile. Tutto sembra disegnato per arredare un asilo nido, ci sono faccioni di Hello Kitty ovunque ed animaletti carini che decorano oggetti più strambi, come il “copri tavoletta del gabinetto” ( la mia teoria è che serva a non avere le chiappe congelate quando la mattina d’ inverno ti alzi a fare la pipì ). Questa idea marketing del rendere gli oggetti più inutili e di uso poco chiaro così carini ha avuto i suoi risultati su di me ( non sapete quante volte sono tornata a casa con una busta piena di aggeggi in plastica color rosa confetto).

La parte più interessante è comunque quella riguardante il cibo: le prime volte credevo di vivere su un altro pianeta.

Il trauma più grande l’ho avuto nel reparto pescheria e macelleria: non so come descrivere il forte odore che aleggia in questi spazi, in particolare quando ti avvicini al pesce essiccato. A parte gli aromi “esotici” sono rimasta scioccata da come sia pesce che carne siano buttati in degli scompartimenti dai quali  chiunque senza guanti o pinze si può servire, per questo da quando sono arrivata in Cina mi riufiuto di comprare carne, anche riesco ancora a mangiarla se preparata da qualche altra persona.

Altro punto in più alla dieta vegetariana sono le vasche con rane, granchi e tartarughe sedate ed impaurite e pronte da esser buttate in padella: sono ancora scioccata ed incredula al solo pensiero che delle persone possano mangiare delle tartarughe.

La zona “vegetale” non ha mai suscitato forti shock, ma solo grande curiosità: tanti di quei frutti che ritenevo esotici in Italia, oggi sono alla portata tutti i giorni tanto che la novità di mangiare il Frutto del Drago è diventata una routine che mi ha già pure annoiato. Funghi, verdurine strane, tuberi di ogni forma e colore: sapessi cucinare non mi limiterei a comprare le mega zucchine da fare bollite. Cerco sempre di scegliere frutta e verdura dalla forma non troppo perfetta, questa caratteristica assieme alla grandezza di alcune carote mi ha sempre un po’ spaventato: non sapete quante mele simmetriche e rosse sono meno saporite di un pezzo di cartone.

Sorvolando le mie preoccupazioni sull’evidente presenza di OGM tra gli ortaggi che compro nei supermercati in Cina e rimpiangendo l’orto di mia nonna, vado come sempre a capitare in uno dei miei reparti preferiti, quello dei prodotti importati dall’estero!

Le abitudini alimentari tra la Cina e l’Italia sembrano davvero appartenere a due universi diversi, anche se a mio parere la globalizzazione ha cambiato molto di più le abitudini in Asia che nel Bel Paese.
La globalizzazione mi ha in parte salvato: ad Hangzhou non è difficile trovare un po’ di pasta,  anche se stando in Cina ho realizzato che riesco a fare a meno di tante di quelle cose che a casa erano indispensabili nella mia dispensa. Non rimpiango (almeno non sempre) le prelibatezze italiane, sono un tipo che si adatta a tutto, tanto che mi sono pure adattata  a cucinare la pelle di tofu ( pessimo risultato per la cronaca).  Questo processo di adattamento è stato facilitato anche dai prezzi: da quando ho smesso di pensare in euro, ogni cosa che costa più di 40 RMB (l’equivalente di 5.16 euro) per me è carissima: quando si abita in Cina si diventa tutti  un po’ spilorci. Il reparto dei cibi importati è comunque il paese delle meraviglie: ci passo ogni volta anche se alla fine non compro mai nulla, mi piace comunque sentirmi un po’ a casa vedendo l’etichetta rossa e blu della Barilla tra gli scaffali.

Cerco di non mangiare troppe volte fuori per non diventare una balena, ma devo ammettere che in cucina sono sempre stata un danno, per fortuna non c’è mia mamma a vedere il caos che faccio per farmi una melanzana, manco dovessi preparare un filetto alla Wellington.

Casa manca sempre, ogni giorno anche nei più piccoli gesti: è un peccato che qua in Cina sia un po’ difficile ricevere quei famosi “pacchi da giù” che i miei colleghi fuori sede a Venezia si facevano spedire da casa… pagherei oro adesso per un pacco con il pesto fatto da mia mamma e qualche verdura dell’orto di nonna!

https://youtu.be/mk9IfqwvLxs  (perdonate la qualità video ed audio, sono alle prime armi).

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