Pensieri prima di una partenza .

Da bambina adoravo le montagne russe: con occhi pieni di entusiasmo pregavo mio padre di accompagnarmi in quella che lui vedeva come una sorta di masochismo per lo stomaco, per sua sfortuna ero una bambina alta per la mia età.
Mi piaceva salire su piano, piano ed assaporare l’adrenalina di cadere velocemente giù nel vuoto: la stessa sensazione io ancora la cerco in tutto quello che faccio. Ed eccomi così qua, pronta per un’altra partenza, non più una novità, penseranno le persone che mi hanno conosciuto con una valigia in mano, eppure io sento sempre la stessa adrenalina, come se fosse la prima volta.
Ieri, mentre sconvolgevo l’intera casa per fare la valigia, ho trovato una borsina rossa di velluto, la stessa che mia mamma mi diede il mio primo giorno di liceo: è buffo pensare all’ansia che avevo di fare una cosa così banale come prendere un pullman la mattina e a come stringessi quella borsina al petto nella speranza di prendere l’autobus giusto e di non esser disturbata dai ragazzi dell’ultimo anno che facevano i dispetti alle matricole. Userò la stessa borsa un po’ logora per tornare in Cina, da quel primo anno di liceo sono cresciuta e cambiata molto, ma l’ansia è comunque la stessa.
Sognatrice quale sono, nei miei occhi un attento lettore potrebbe intravedere speranze, gioie, paure ed aspettative: una folata di vento ha sconvolto tutti i miei pensieri come questo autunno appena arrivato inizia a spazzar via le prime foglie portando quell’aria frizzante che si addice sempre a dei cambiamenti, un po’ come nei film.
Purtroppo l’adrenalina arriva assieme alla paura: cosa vado a cercare? Sarà la scelta giusta? Sarò felice? Forse le stesse domande che la metà dei ragazzi della mia età si stará ponendo in questo istante, vicini o lontani da una laurea, dopo aver passato o bocciato un esame, o la sera prima di andare a letto dopo una faticosa giornata di lavoro. Purtroppo non esiste una risposta, ed a volte non esiste una scelta giusta o sbagliata, o almeno è impossibile da prevedere nel presente. La scelta di tornare in Cina è stata un’impulsiva voglia di ripartire, di provare, di non lasciar passare un’occasione perché alcuni treni non passano due volte.
Sono felice di ripartire: una persona molto speciale mi aspetta dall’altra parte del mondo, non nascondo che questa scelta sia dovuta anche ai suoi abbracci. Sono malinconica allo stesso tempo guardando gli occhi di mia mamma che cerca di abituarsi all’idea di vedermi solo attraverso lo schermo di un cellulare: non so se tornerò per natale, a tavola si sentiva solo il rumore delle posate quanto ho pronunciato questa frase. Per fortuna mia sorella mi ha lasciato i suoi Jeans Levi’s: anche se non dovrò più rubarli di nascosto, forse mi faranno sentire un po’ più a casa e vicina a lei. Non è mai stato facile partire anche se è il futuro che ho scelto: un futuro che forse non mi farà mai sentire veramente a casa in nessun luogo. Ognuno di noi ha la sua strada da percorrere, la mia sento che è qualche chilometro più ad est, dove nessuno parla la mia lingua e raramente trovi una forchetta ad un ristorante. A me per ora va bene così.

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